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Orizzonti perduti

Orizzonti perduti

 

 

 

 

Classificare non è una scienza esatta.

Non lo è classificare doganalmente i beni.

E non lo è, nemmeno, classificare le persone.

Attività pericolose entrambe, economicamente, la prima, eticamente e, perché no, giuridicamente, la seconda.

Che, sovente, si dissolve nel meno innocente giudicare, comprensibile umanamente, colpevole per coloro che benpensano, trasudando di quella soggettività che ci allontana dal gregge.

Quante volte, l’anno da poco spento, abbiamo parlato di protezionismo, liberismo, regionalismo; quante volte abbiamo ascoltato tuttologi & esperti discettare di FTA, EPA, dazi; quante volte voci lontane ci hanno sussurrato Cina, Brexit, USA, Giappone.

E noi, obbedienti alla ragion di Stato, abbiamo classificato, persone, avvenimenti, posizioni, abbiamo, come da bambini all’oratorio, fatto le squadre, buoni contro cattivi, protezionisti contro liberisti, sovranisti contro internazionalisti.

Dimenticando, coscientemente, che a guidare l’agire umano, non solo nei vituperati tempi moderni, più dell’ideologia è l’opportunità; o l’opportunismo.

Come in un caleidoscopio, persone, avvenimenti, posizioni, tessere colorate impazzite, si abbracciano, si sovrappongono, si fondono a disegnare sorprendenti figure inaspettate.

Così, il protezionista si trasforma, se non in liberista, almeno in regionalista.

(Il conformista, invece, pensatore per sentito dire, profetico Gaber, immutabile resiste al tempo).

Mr. President, ça va sans dire!

In attesa di ratifica dai rispettivi governi, lo scorso dicembre ha emesso i primi vagiti l’USMCA, impronunciabile acronimo di United States, Mexico & Canada Agreement, per gli amici NAFTA 2.0 o, parafrasando Donald, il NAFTA del XXI secolo.

Un accordo che si pone come faro per i futuri negoziati commerciali, mercati più liberi, commercio più equo, crescita economica, barriere al capolinea, concorrenza con il mondo intero, Nord America contro tutti.

Pazienza se il Canada gioca le stesse carte sul tavolo UE o se il Messico dal 2018 discute una rinnovata partnership sul medesimo tavolo.

Non che manchino fonti di ispirazione interessanti, ad esempio in tema di commercio digitale, tanto importante da assurgere a dignitario di un capitolo specifico dell’accordo.

Eliminazione di dazi doganali e altre misure discriminatorie applicabili ai prodotti digitali distribuiti elettronicamente (e-book, video, musica, software, giochi, etc.); protezione dell’ecosistema digitale globale; rigida applicazione delle policies di tutela della privacy; collaborazione nell’affrontare le sfide di sicurezza informatica e promozione delle best practices per garantire la sicurezza di reti e servizi; contemperamento della tutela della proprietà intellettuale con la redditività delle piattaforme web.

E, naturalmente, processi doganali, regole e procedure di origine condivise, programmi di agevolazioni daziarie, accesso ai mercati più libero; l’autorità doganale, comunque denominata, quale garante e custode dei segreti dell’intero accordo.

A Occidente il grande Nord America; a Oriente la grande Cina.

A quando la grande Europa?



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