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Annullare le distanze

Annullare le distanze

Telematica = l’insieme delle soluzioni tecniche e metodologiche adottate per permettere l’elaborazione a distanza di dati ovvero per far comunicare applicazioni residenti in sistemi di elaborazione remoti e collegati tra loro.

Digitale = qualifica, sinonimo di numerico e in contrapposizione ad analogico, di apparecchi e dispositivi che trattano grandezze sotto forma numerica, rappresentate cioè da cifre di un adatto sistema di numerazione (in genere, decimale o binario).

La tecnologia aiuta a vivere meglio.

O, forse, semplicemente, la tecnologia nutre il mostro senso di modernità e il desiderio di progresso, scevro da giudizi di ordine etico.

La tecnologia, in qualsivoglia forma declinata, aiuta perché è un mezzo, un ausilio, uno strumento per il conseguimento di un fine.

La sfida del moderno commercio è l’internazionalizzazione, la possibilità di raggiungere chiunque in breve tempo e di essere raggiunti da chiunque in breve tempo; il superamento del mercato domestico transita anche dalla dematerializzazione dello spazio.

Virtuale, altro aggettivo magico

Superato il tradizionale concetto filosofico di “esistente in potenza”, contrapposto a reale, il virtuale odierno è un reale che non si vede, non si tocca, ma esiste in un rapporto tecnologico tra soggetti lontani.

Un mercato dai confini inesplorati, residente in una rete dove, ogni giorno, tutti noi rimaniamo impigliati; un mercato goloso, un Eldorado per le generazioni future, difficile da conquistare, difficile da custodire.

Quali armi sfoderare in questa corsa all’oro? Digitali, of course.

Quanto e come il digitale possa aiutare il settore del fashion in questa competizione senza prigionieri è stato l’oggetto del convegno tenutosi a Milano lo scorso giovedì, organizzato da Fashion magazine.

Principe del made in Italy, vessillo mai ammainato dell’intraprendenza (delle idee, del lavoro, dell’intuito) nazionale, simbolo di un consolidato modello fondato sul reale, oggi il settore si trova esposto al canto delle sirene della globalizzazione, chiamato a confrontarsi con un virtuale chiamato e-commerce.

Show room e boutique sublimati in immagini sul web, il tatto soppiantato dalla vista, il camerino traslato in una stanza di casa; l’e-commerce non si traduce in un semplice modo alternativo di vendere, è sintomo di un cambiamento culturale.

E’ un’azienda dentro l’azienda, geniale e quanto mai realistica definizione.

Un nuovo business necessariamente presuppone nuovi processi gestionali, in compliance con il fine ultimo perseguito: governare spazio e tempo, un impero sul quale non tramonta mai il sole, annullamento delle distanze a qualità invariata.

Servizi di supporto chiamati ad analogo mutamento.

Della logistica, si è parlato.

Della strategia doganale, si parlerà.

Dell’importanza di governare i flussi, di gestire le scelte, di centralizzare le attività.

Di innovare l’operatività, non sempre in linea con aspettative globali, di mutare le idee, di utilizzare mezzi e strumenti informatici nuovi e diversi.

Di elevare il processo doganale alla dignità di processo aziendale, sfruttandolo per la creazione e la gestione di nuovi business.

Si parlerà.

Ne parleremo noi.

Che abbiamo fatto di tali principi i postulati del nostro pensare.

Perché, citando, con riverenza, Einstein, un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.

 

 



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