La natura mutevole e in continua evoluzione della pandemia COVID-19, le incognite legate ad un virus sconosciuto e ad una conseguente malattia dal decorso imprevedibile hanno posto ai sistemi governativi e amministrativi mondiali una sfida senza precedenti, un rebus irrisolvibile con gli ordinari strumenti legislativi e di cooperazione internazionale, per arginare una tragica condizione sanitaria e drammatici impatti sociali ed economici.

Misure straordinarie, restrittive della libertà personale ed economica, hanno rallentato la diffusione del virus e salvato decine di migliaia di vite, certo, ma a quale costo?

Un difficile equilibrio a tutela di diritti fondamentali e inalienabili dei singoli, quali il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto a un’esistenza libera e dignitosa, tutti costituzionalmente e universalmente garantiti; un mutamento radicale delle quotidiane abitudini di noi tutti ed uno stress mentale, diffuso e dannoso, connaturato alla desuetudine agli arresti domiciliari; l’estirpazione di ogni forma fisica di connessione, personale e sociale; una grave compromissione al regolare funzionamento del libero mercato, oppresso dall’interruzione della catena di approvvigionamento internazionale e dalla ridotta libertà di movimento delle persone; un intervento pubblico, nazionale e sovranazionale, in deroga, per modalità e quantità, alle usuali e accettate regole di convivenza economica, necessarie per bilanciare il devastante impatto socioeconomico della pandemia.

Misure straordinarie giustificate dal carattere di temporaneità, la cui applicazione ripetuta nel medio/lungo periodo rischia di generare effetti distorsivi sfuggenti al controllo pubblico.

Fase 2 significa, sostanzialmente, implementazione e governo di quel delicato equilibrio citato tra diritti della persona e interesse pubblico; significa, nell’accezione comune, ritorno alla vita?

Ma quale vita?

Abbiamo davvero l’illusione di poter ridurre le conseguenze del COVID-19 ad un brutto sogno, ad una parentesi, chiusa la quale poter ricominciare esattamente là, dove ci eravamo interrotti?

E, soprattutto, abbiamo davvero voglia di ricominciare là, dove ci eravamo interrotti?

Il croupier ha sostituito il mazzo di carte, modificato le regole del gioco, non è ancora il momento del “rien ne va plus”, abbiamo il tempo di comprendere, adeguarci, innovarci.

L’occasione, storica e, forse, unica, di calibrare nuovi assetti geopolitici ed economici internazionali, è compito di chi alberga in altri e più alti quartieri; a noi il compito di leggere il nuovo contesto economico e sociale, la forza di superare il conosciuto e il consueto, rinunciando, se necessario, alle nostre pregresse abitudini, senza, tuttavia, venir meno alla nostra identità: l’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento, parola di Stephen Hawking.

Il cambiamento, probabilmente, più evidente del distanziamento sociale è la mutata gestione e scansione del tempo e dello spazio; insormontabili distanze fisiche si annullano nella contiguità digitale, la canonica suddivisione delle giornate in ore, minuti e secondi offre una nuova dimensione interpretativa della vita professionale svolta tra le mura domestiche.

La familiarità, volontaria o forzata, con l’universo telematico non esaurirà i propri effetti nel breve periodo, la diffidenza verso l’altro soverchierà la diffidenza verso l’impersonalità del rapporto informatico, meno coinvolgente, forse, certamente più sicuro.

Nessuna epidemia, storicamente, si è dissolta senza lasciare traccia.

Noi ci stiamo preparando.

Incuranti degli auguri che, con regolarità quotidiana, interpretano la volontà degli dei, vaticinando senza costrutto date e codici ATECO buoni per la Fase 2.

Noi ci stiamo preparando.

Cambiare, innovare, crescere.

Seriamente e con (in)cosciente consapevolezza delle nostre capacità.

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