fbpx
 

 Arma letale – Buon Lunedì

 Arma letale – Buon Lunedì

«Le risorse proprie iscritte nel bilancio generale dell’Unione europea sono costituite dalle entrate provenienti da prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, importi o elementi aggiuntivi, dazi della tariffa doganale comune e altri dazi fissati o da fissare da parte delle istituzioni delle Comunità sugli scambi con Paesi terzi, dazi doganali sui prodotti che rientrano nell’ambito di applicazione del trattato, ormai scaduto, che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nonché contributi e altri dazi previsti nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero».

Dazio = imposta indiretta sui consumi, di riscossione mediata, che colpisce la circolazione dei beni da uno stato all’altro; tra le tante classificazioni, ricordiamo i dazi fiscali, che mirano esclusivamente a fornire un’entrata allo stato; i dazi economici, protettivi, industriali, diretti principalmente a proteggere rami della produzione nazionale; i dazi specifici, commisurati al peso (lordo, netto legale, cioè il lordo meno la tara ufficiale, o netto reale, cioè quello della merce senza involucri o recipienti), al numero o ad altra misura della merce; i dazi ad valorem, fissati in percentuali del valore denunciato, o stabilito in tabelle ufficiali o determinato direttamente dalla dogana.

Il dazio è compagno fedele delle giornate dei funzionari doganali; è un codice cui fare particolarmente attenzione, da inserire nella liquidazione della dichiarazione di importazione, per gli spedizionieri doganali; è un fastidioso costo per le aziende, le quali, forse, non tutte, nemmeno sanno che costituisce, ormai, una delle poche entrate autonome dell’Unione europea, il vessatorio Stato italiano chiamato ad opera di sola riscossione.

Entrato nel sapere comune più per la presenza in espressioni gergali che per conoscenza diretta, il dazio ha acquistato fama e calcato il tappeto rosso della celebrità internazionale grazie a Mr. President, che ne ha fatto il vessillo della difesa del “born in the USA”, arma letale scatenata contro i barbar invasori.

Misura protezionistica per eccellenza, ospite quotidiano sulla stampa, non solo di matrice economica, il dazio è stato riscoperto dai moderni nemici del liberismo commerciale, globalizzatori quanto basta e quando serve, fautori di un (pericoloso) qui comando io, questa è casa mia, affabulatori di folle affamate di verità su misura, i customs duties vivono una seconda giovinezza.

Molti ne parlano, tanti li minacciano, Mr. President li applica: UE e Cina bersagli prediletti, importazioni più care e tasche dei cittadini statunitensi, vere vittime dell’onniscienza presidenziale, più vuote.

E’ la guerra commerciale del XXI secolo, la nuova frontiera del populismo economico.

L’ultimo esempio?

Il Dispute Settlement Body del WTO, decidendo il procedimento “European Communities and certain member States – Measures affecting trade in large civil aircraft” ha riconosciuto fondato il ricorso degli USA, presentato nel 2011, contro la UE e certi Stati membri (ovvero Francia, Germania, Spagna e UK, azionisti di controllo della società) per presunti aiuti di Sato concessi al consorzio Airbus, autorizzando gli USA ad adottare contromisure per una cifra non eccedente $ 7.496.623 annui.

Le contromisure? “The countermeasures will take the form of (a) suspension of tariff concessions and related obligations under the General Agreement on Tariffs and Trade 1994 and/or (b) suspension of horizontal or sectoral commitments and obligations contained in the U.S. services schedule with regard to all services defined in the Services Sectoral Classification List, except for financial services”.

Ancora dazi, il 25% applicato su beni UE provenienti, per la maggior parte, in base alle ultime stime, da UK (1,8 miliardi di euro…finchè dura), Francia (1,23 miliardi di euro), Spagna (850 milioni di euro) e Italia (482 milioni di euro).

Curioso: l’Italia ha sempre rifiutato l’ingresso nel consorzio Airbus ed ora si trova a pagare dazio, letteralmente, per violazioni altrui, colpito il 9% dell’export agroalimentare negli USA.

Ma si sa, la scure di Trump non fa prigionieri.

Sempre che entro il 18 ottobre la diplomazia non estragga il solito ovvero coniglio dal solito ormai consunto cilindro.

E se i cittadini statunitensi potrebbero dover fare a meno del parmigiano reggiano per eccessiva onerosità sopravvenuta, noi attendiamo la prossima battaglia di questa commerciale dei due mondi, unica arma possibile il caro, vecchio dazio.

 



CONTATTI

Acconsento al trattamento dei dati personali.