fbpx
 

Brexit: la Coldiretti fa i conti per l’Italia

Brexit: la Coldiretti fa i conti per l’Italia

Cosa accadrà per nel mercato italiano con l’avvento della Brexit? In che modo l’Italia, in quanto paese appartenente all’Unione Europea ne sarà coinvolta?

A porre questi interrogativi, la scorsa settimana al Coldiretti ha tracciato un primo punto della situazione. L’Inghilterra importa oggi molti prodotti dall’Italia da vari settori, sia da quello agroalimentare sia da quello meccanico ingegneristico. E i dati parlano chiaro, la UK importa alimentari e vini per circa 58 milioni di euro, valore alla dogana, ed è il sesto paese al mondo nella spesa annua di importazione di prodotti dell’agroalimentare, di cui il 70% solo dai paesi della Ue. Solo in Italia il mercato UK vale 3,3 -3,5 mld annuo

Dati alla mano solo per  l’Italia il mercato UK vale 3,3-3,5 mld euro l’anno di cui 1,1-1,2 dei soli prodotti targati dop-igp-docg e siamo in graduatoria il 6° fornitore per valore, il primo per il vino, il primo per i vini spumanti con il Prosecco. Il Regno Unito rappresenta per l’Italia il 4° paese al mondo per esportazione: 4 bottiglie di prosecco docg-doc ogni 10 varcano la Manica, 2 barattoli di pelati su 10, 1 forma di Grana Padano e Parmigiano ogni 8 esportate. Inoltre per regioni come Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia la destinazione del  Regno Unito vuol dire il 15-17% di tutto il valore esportato.

Tanti gli aspetti e i problemi negativi per tutti i paesi dell’Europa, in particolare come abbiamo visto per la Germania (forse per questo la borsa tedesca sta vivendo alcune giornate al ribasso), ma per l’agroalimentare italiano  alcune problematiche potrebbero essere molto difficili se non si corre ai ripari  con opportune scelte, anche di accordi B2B con imprese o con settori e comparti della importazione e distribuzione (come in Canada). Una ulteriore svalutazione della sterlina, previsto un tasso globale del 20%, potrebbe comportane un costo maggiore dei prodotti di alta qualità. Dazi e accise non farebbero altro che accentuare il gap fra prezzo di ingresso e costo al consumo. Norme e documenti diversi e aggiuntivi porterebbero a un aumento di burocrazia e costi per le imprese italiane a esportare. Potrebbero cadere anche gli accordi e riconoscimenti dei Dop, Igp, Docg italiani (come anche quelli francesi). Leggi e norme giuridiche di commercio internazionale richiederebbero una nuova etichettatura, linee di produzione diverse,  nuove forniture per adeguarsi all’etichetta semaforo. Infine l’e-commerce è un sistema molto forte in UK e diffuso anche nel agroalimentare con un fatturato nel 2018 di 145 mld euro pari al 7% del Pil inglese (2300 mld di euro) contro una vendita online italiana meno attrezzata, meno organizzata, meno dinamica, meno autonoma, meno diretta dai produttori che fattura solo 28 mld di euro nel 2018 (1700 mld di euro di Pil italiano) ma che potrebbe tornare molto utile per chi si attrezza bene e sviluppa il



CONTATTI

Acconsento al trattamento dei dati personali.