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Brexit: quali conseguenze per l’Italia

Brexit: quali conseguenze per l’Italia

Lo scenario peggiore, quello del ‘No deal’ per intenderci,  si sta delineando con forza per il Theresa May e con una a lei riservata inviata dal più alto funzionario pubblico britannico si parla di pesanti ripercussioni sull’economia britannica e sulla sua sicurezza.

Sedwill consigliere del premier sulla sicurezza nazionale non nasconde le sue preoccupazioni nelle 14 pagine inviate alla May, avvertendo il primo ministro sulle conseguenze durissime che innescherebbe appunto il ‘No deal’: i prezzi dei generi alimentari subirebbero un’impennata del 10%, pesanti rincari sui prodotti freschi, le imprese che commercializzano con la Ue sarebbero penalizzate e rischierebbero addirittura la bancarotta e per evitarli il Governo, in primis, sarebbe chiamato in causa con salvataggi pubblici.

Un’intera economia a rischio che porterebbe la Gran Bretagna in recessione con la svalutazione della sterline e la conseguente difficoltà delle famiglie e imprese ad accedere a crediti. Ma anche sul fronte della sicurezza la questione sarebbe tutt’altro che rosea. L’uscita dal sistema europeo di giustizia e sicurezza causerebbe difficoltà di ordine pubblico, e anche la stessa sicurezza della Gran Bretagna subirebbe alti rischi come appunto la possibilità di un governo diretto con l’Irlanda del Nord, sospendendole l’autonomia.

Ma quali invece sarebbero le conseguenze dirette con l’Europa e i paesi dell’Unione.

23 MILIARDI DI EXPORT SI RIDURREBBERO A 1,3 MILIARDI SOLO IN ITALIA

I più esposti al No deal sono l’Irlanda Lussemburgo e Olanda mentre quelli che hanno già preso delle misure, riducendo i rischi con meno esposizioni di natura bancaria, sono Germania, Belgio e Svizzera, cosa contraria invece è quello che hanno fatto Olanda, Francia e Spagna.

L’Italia, tra tutti i paesi, è in coda, seguita da Austria e Finlandia ma questo non vuol dire che sia immune dal No Deal. Una Hard Brexit in poche parole significherebbe  un aumento dei dazi, soprattutto in quei settori chiave come l’alimentare. L’Anra in uno studio condotto proprio su questa tematica parla di un dazio per il settore alimentare che è quello che l’italia esporta di più nel Regno Unito, un altro dazio del 13% si applicherebbe sull’abbigliamento,  che rappresenta il 6,7% dell’export, senza considerare il settore automotive che rappresenta l’11,3 % delle esportazioni con un dazio del 8,8 %.

Agenzia delle Dogane italiana informa sulle possibili ripercussioni nel caso del No Deal con questo documento che trovate qui.

 

Fonte @CorrieredellaSera

 



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