Nelle ultime settimane la Commissione europea ha pubblicato una serie di documenti di lavoro che, pur non avendo ancora valore normativo definitivo, consentono di comprendere con maggiore chiarezza la direzione che sta assumendo la politica climatica europea. Si tratta di bozze di regolamento elaborate a seguito delle consultazioni con stakeholder e autorità competenti e destinate a disciplinare aspetti centrali del funzionamento del CBAM e del sistema ETS nel periodo 2026-2030.
La lettura congiunta dei documenti restituisce un messaggio molto chiaro: l’Unione europea sta costruendo un sistema nel quale la protezione della competitività industriale non sarà più affidata principalmente all’assegnazione gratuita delle quote ETS, ma sempre più alla capacità di garantire una corretta equivalenza del costo della CO₂ tra produzione europea e importazioni provenienti da Paesi terzi.
Il primo pilastro di questo nuovo equilibrio riguarda il CBAM. Le bozze definiscono nel dettaglio le modalità attraverso cui un importatore europeo potrà dimostrare che sulle emissioni incorporate nei beni importati è già stato pagato un prezzo del carbonio nel Paese di produzione. Solo in presenza di prove adeguate e certificate sarà possibile ottenere una riduzione del numero di certificati CBAM da restituire.
La Commissione introduce un sistema estremamente strutturato, basato su metodologie di attribuzione delle emissioni, evidenze documentali, verifiche indipendenti e certificazioni accreditate. Vengono disciplinati i casi di carbon tax, sistemi ETS nazionali, sistemi misti, utilizzo di carbon credits e meccanismi di compensazione. Viene inoltre prevista la possibilità di utilizzare default carbon prices che la Commissione renderà disponibili per alcuni Paesi terzi, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi a carico degli operatori.
Ma il vero elemento di novità emerge quando queste bozze vengono lette insieme al nuovo progetto di regolamento sui benchmark ETS per il periodo 2026-2030. Il documento conferma infatti il processo di aggiornamento dei benchmark sulla base delle performance emissive degli impianti più efficienti e delle modifiche introdotte dalla revisione del sistema ETS nell’ambito del pacchetto Fit for 55.
Per molte imprese industriali questo significa che i parametri utilizzati per determinare l’assegnazione gratuita delle quote continueranno a riflettere standard di efficienza sempre più elevati. In altri termini, il costo della CO₂ tenderà progressivamente ad aumentare anche per gli operatori europei, in linea con la strategia di decarbonizzazione dell’Unione.
È proprio qui che emerge il collegamento strategico con il CBAM. La progressiva revisione dei benchmark ETS e la conseguente riduzione della protezione garantita dalle quote gratuite rende sempre più importante la capacità del CBAM di neutralizzare eventuali vantaggi competitivi derivanti da sistemi climatici meno stringenti applicati nei Paesi terzi.
Le imprese non devono quindi considerare queste bozze come semplici aggiornamenti tecnici. In realtà stanno prendendo forma le regole che determineranno il costo effettivo del carbonio lungo l’intera catena del valore.
Da un lato, gli operatori europei saranno chiamati a dimostrare livelli di efficienza ambientale sempre più elevati per mantenere la propria competitività nel sistema ETS. Dall’altro, gli importatori dovranno essere in grado di raccogliere e certificare informazioni dettagliate sui meccanismi di carbon pricing applicati dai propri fornitori extra-UE per evitare di sostenere costi CBAM superiori al necessario.
La conseguenza pratica è che la gestione della CO₂ diventa un tema sempre meno confinato alle funzioni ESG o ambientali e sempre più integrato nei processi di procurement, supply chain, pianificazione industriale e compliance doganale.
Le bozze della Commissione indicano chiaramente che il futuro del CBAM non si giocherà soltanto sulla corretta determinazione delle emissioni incorporate, ma sulla capacità delle imprese di dimostrare, documentare e certificare l’intero percorso del costo del carbonio lungo la filiera produttiva.
Per questo motivo le aziende dovrebbero iniziare già oggi a mappare i sistemi di carbon pricing applicabili ai propri fornitori extra-UE, verificare la disponibilità delle evidenze richieste dalle future regole CBAM, valutare l’impatto economico dei nuovi benchmark ETS e individuare i processi aziendali che dovranno essere coinvolti nella raccolta e validazione dei dati.
Non si tratta più di prepararsi a un adempimento. Si tratta di prepararsi a un nuovo modello di competitività industriale nel quale il costo della CO₂ diventa un elemento strutturale delle strategie di approvvigionamento e delle decisioni di investimento.
Le bozze pubblicate dalla Commissione non sono ancora definitive, ma rappresentano un’indicazione molto chiara della direzione intrapresa dall’Unione europea. CBAM e ETS stanno evolvendo come strumenti complementari di una stessa politica industriale e climatica: meno protezione automatica, più trasparenza sui costi ambientali effettivamente sostenuti lungo la filiera.
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