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CBAM: le nuove Q&A della Commissione Europea chiariscono le regole della fase definitiva

By 2 Giugno 2026Settembre 16th, 2026No Comments

Con l’aggiornamento delle Questions & Answers pubblicato il 27 maggio 2026, la Commissione Europea ha fornito una serie di chiarimenti destinati ad avere un impatto concreto sulla gestione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). Le nuove indicazioni arrivano in un momento particolarmente delicato: il meccanismo è infatti entrato nella sua fase definitiva dal 1° gennaio 2026 e le imprese stanno iniziando a confrontarsi con obblighi che, fino a pochi mesi fa, erano ancora prevalentemente teorici.

La fase transitoria, iniziata nell’ottobre 2023 e conclusa il 31 dicembre 2025, aveva un obiettivo prevalentemente informativo: raccogliere dati sulle emissioni incorporate nei prodotti importati senza generare alcun onere finanziario. Oggi lo scenario è completamente diverso. Le nuove Q&A confermano che il CBAM non è più soltanto un esercizio di reporting ambientale, ma un vero e proprio meccanismo economico destinato a incidere sui costi di approvvigionamento delle imprese europee.

La prima novità di rilievo riguarda l’accesso al mercato europeo. La Commissione chiarisce che, dal 2026, gli importatori di merci CBAM devono ottenere lo status di “Authorized CBAM Declarant”, salvo i casi coperti dalla nuova soglia di esenzione introdotta dalla revisione normativa. Gli operatori che importano merci CBAM diverse da idrogeno ed energia elettrica al di sotto della soglia annuale di 50 tonnellate non saranno infatti soggetti all’obbligo autorizzativo. Per idrogeno ed elettricità, invece, l’autorizzazione rimane sempre necessaria indipendentemente dai volumi importati.

Questo rappresenta uno dei principali elementi di semplificazione introdotti dalla Commissione, ma anche uno dei più insidiosi. Molte imprese potrebbero infatti ritenersi escluse dal CBAM sulla base di valutazioni parziali dei propri flussi importativi, senza considerare il superamento della soglia su base annuale.

Un secondo chiarimento particolarmente atteso riguarda la tempistica finanziaria del meccanismo. Le nuove Q&A confermano che la prima dichiarazione CBAM annuale dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2027 e riguarderà tutte le importazioni effettuate nel corso del 2026. Entro la stessa data gli operatori dovranno restituire un numero di certificati CBAM corrispondente alle emissioni incorporate dichiarate.

La Commissione precisa inoltre che la vendita dei certificati CBAM inizierà il 1° febbraio 2027. Questo significa che il 2026 sarà di fatto un anno di accumulazione delle passività CBAM: le emissioni dovranno essere monitorate e contabilizzate sin dal primo giorno dell’anno, anche se l’acquisto dei certificati avverrà successivamente.

Tra le novità più rilevanti emerge anche il tema del prezzo del carbonio pagato nei Paesi terzi. La Commissione conferma che tale costo potrà essere detratto dall’obbligazione CBAM per evitare fenomeni di doppia imposizione climatica. Tuttavia, le modalità operative per beneficiare della riduzione saranno definite da uno specifico atto di esecuzione che verrà adottato nel corso del 2026.

Ancora più interessante è l’annuncio dell’introduzione di possibili “default carbon prices” nazionali. La Commissione sta valutando la creazione di valori standard per i sistemi di carbon pricing esistenti nei Paesi terzi, analogamente a quanto avviene per i valori standard delle emissioni incorporate. Se confermata, questa soluzione potrebbe ridurre significativamente gli oneri documentali per molti importatori europei.

Un altro chiarimento destinato ad avere conseguenze operative riguarda la responsabilità delle dichiarazioni. La Commissione ribadisce che la responsabilità ultima ricade sempre sul dichiarante CBAM autorizzato, anche nei casi in cui le informazioni sulle emissioni siano state fornite dal produttore extra-UE o da soggetti terzi. In altre parole, eventuali errori nella quantificazione delle emissioni o nella compilazione della dichiarazione continueranno a rappresentare un rischio diretto per l’importatore o per il rappresentante doganale indiretto che ha assunto il ruolo di dichiarante CBAM.

Molto attesi erano anche i chiarimenti relativi ai gruppi multinazionali. Le Q&A confermano che il sistema CBAM continua a ruotare attorno al numero EORI e che, in linea generale, ogni soggetto giuridico dovrà presentare la propria dichiarazione. Tuttavia, la Commissione apre alla possibilità di centralizzare la gestione attraverso rappresentanti doganali indiretti o strutture di gruppo che operino come service provider, pur mantenendo in capo ai singoli soggetti la responsabilità giuridica degli obblighi CBAM.

Infine, le nuove Q&A forniscono maggiore chiarezza sul funzionamento dei certificati CBAM. La Commissione conferma che non saranno strumenti negoziabili: non potranno essere trasferiti, ceduti o utilizzati da altre società del gruppo. Ogni certificato sarà strettamente collegato al dichiarante che lo ha acquistato e potrà essere utilizzato esclusivamente per adempiere ai propri obblighi CBAM.

Dietro questi chiarimenti emerge una tendenza ormai evidente. Il CBAM sta rapidamente trasformandosi da misura ambientale a vero e proprio adempimento doganale e fiscale, caratterizzato da obblighi autorizzativi, responsabilità dichiarative, controlli documentali e potenziali impatti finanziari significativi. Le imprese che hanno affrontato la fase transitoria come un semplice esercizio di raccolta dati rischiano oggi di trovarsi impreparate di fronte alla complessità della fase definitiva.

Le nuove Q&A confermano che il 2026 non può essere considerato un anno di attesa. Le emissioni incorporate nelle merci importate stanno già generando obbligazioni CBAM che si tradurranno in costi economici concreti a partire dal 2027. Per questo motivo diventa essenziale verificare tempestivamente la propria posizione, valutare l’eventuale necessità di ottenere lo status di Authorized CBAM Declarant, raccogliere dati affidabili dai fornitori extra-UE e simulare gli impatti finanziari futuri del meccanismo.

Il team C-Trade supporta imprese e gruppi internazionali nell’analisi degli obblighi CBAM, nella gestione delle autorizzazioni, nella raccolta dei dati emissivi e nella valutazione preventiva dei costi derivanti dalla fase definitiva del meccanismo, trasformando un obbligo normativo in un elemento di pianificazione strategica della supply chain.

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