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CETA: prova dell’origine preferenziale

By 2 Ottobre 2017Agosto 7th, 2020No Comments

Dal 21 settembre è entrato in vigore, in via provvisoria, l’accordo economico e commerciale fra Unione europea e Canada.

 

Il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) elimina i dazi sulla maggior parte di beni e servizi e prevede il mutuo riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti.

Il mancato pagamento dei dazi all’importazione, in tutti gli FTA, si realizza mediante l’esibizione al competente Ufficio delle dogane, del Certificato EUR 1 o della dichiarazione su fattura.

Nel testo dell’accordo CETA-UE non si fa riferimento al certificato di circolazione EUR 1, nè alla dichiarazione su fattura per usufruire dell’abbattimento del dazio, bensì lo si subordina all’applicazione delle diposizioni in materia di REX.

L’accordo infatti è promotore del nuovo orientamento del legislatore comunitario sulla dematerializzazione delle prove di origine, che trova, peraltro, nel nuovo Codice dell’Unione la propria base giuridica.

Pertanto, stando alle disposizioni attuali, tutti gli esportatori CETA dovranno registrarsi al sistema REX; peccato, però, che il CDU riconosca, al momento, tale possibilità solo per i Paesi SPG, posticipando l’estensione a tutti i Paesi accordisti al 2018.

L’Agenzia delle Dogane ha fornito la propria interpretazione il 28 settembre 2017, sottolineando come fino al 2018 gli operatori economici beneficeranno  dell’accordo UE-Canada solo se avranno ottenuto lo status di esportatore autorizzato al fine di attestare l’origine preferenziale delle merci oggetto di esportazione.