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Concordare il valore, nuova frontiera della partnership doganale

By 12 Luglio 2017Settembre 21st, 2020No Comments

Nella loro partnership, l’autorità doganale è garante di un rapido svincolo delle merci, frutto di controlli mirati e telematizzazione delle procedure, mentre l’operatore economico è fornitore di informazioni, trasmesse in via telematica e precedenti l’arrivo della merce.

 

Il Codice Doganale dell’Unione, entrato in vigore il 1° maggio 2016[1], riconosce come il completamento del mercato interno, la riduzione degli ostacoli al commercio e agli investimenti internazionali e l’accresciuta necessità di garantire la sicurezza alle frontiere esterne dell’Unione abbiano profondamente modificato il ruolo delle autorità doganali, divenute ora titolari di una funzione guida nella catena logistica e, in considerazione della loro attività di monitoraggio e gestione del commercio internazionale, un catalizzatore della competitività dei Paesi e degli operatori economici.

La normativa da quella data applicabile deve, dunque, riflettere la nuova realtà economica e la nuova dimensione del ruolo e del compito delle dogane, accompagnando e proteggendo i soggetti economici virtuosi nel susseguirsi delle transazioni internazionali.

Ecco, in tal modo, declinato il concetto di partnership tra autorità doganale e operatore economico, che vede, in un rapporto sinallagmatico, quest’ultimo quale fornitore di informazioni, trasmesse in via telematica e precedenti l’arrivo della merce, nella fase di gestione del rischio[2]; e la prima garante di un conseguente rapido svincolo delle merci, frutto di controlli mirati e telematizzazione delle procedure.

Prospettazione per nulla nuova nel panorama normativo e interpretativo di molti Paesi UE, ma del tutto estranea alla forma mentis italica, adusa a vedere Pubblica amministrazione, in generale e contribuente in perenne rapporto conflittuale, la prima convinta dell’indole, oseremmo dire, pressoché truffaldina del secondo; e quest’ultimo compreso nella parte di vittima sacrificale dell’ars vessatoria esercitata dalla prima.

Un salto culturale, prima ancora che una cieca applicazione di benefici e procedure agevolative non sempre immediatamente adattabili ad una infrastruttura amministrativa se non incompatibile, certo pur sempre diversamente ideata; in ciò, la novità del nuovo corpus normativo doganale unionale.

Il disegno del legislatore, novello arbitro teso a dettare regole per minimizzare i costi e i rischi imprenditoriali, garantendo un quadro comune di gestione dei rischi stessi[3] e della conseguente selezione dei controlli immune da pericolose e soggettive interpretazioni, furbescamente finalizzate ad ammiccamenti concorrenziali e a paradisiaci scenari commerciali, prima ancora dei seppur interessanti e vantaggiosi nuovi istituti doganali; in ciò, la sfida per il futuro ormai prossimo.

Partnership significa, anche, condivisione; di rischi e di benefici, di procedure e di regole.

Partnership significa, anche, accordo; sulle linee evolutive della politica doganale, certo; sull’analisi interpretativa della novella legislativa, anche; sugli elementi essenziali della dichiarazione doganale, di quel momento volitivo scintilla del rapporto giuridico doganale.

I sacri canoni della prassi descrivono quattro elementi fondamentali, quantità, qualità, origine e valore.

La quantità lascia poco spazio alla pur fervida fantasia umana.

La qualità identifica (o vorrebbe identificare) in un semplice codice numerico l’intero scibile umano, in ossequio ai sacri crismi della classificazione doganale, arte priva della dignità di scienza, ma pur sempre figlia di regole ferree e predefinite.

L’origine, musa cantata dall’umana fraudolenta inclinazione all’inganno, che pur sempre riposa su falsificabili (e falsificate) prove documentali.

Il valore.

Elemento pattizio per eccellenza, parto di un accordo tra soggetti privati, esposto alle fluttuazioni di transazioni alla deriva in un fintamente anarchico mercato mondiale, sfugge a qualsivoglia velleità certificatrice di una pubblica autorità, non obbedisce a discipline disegnate in attempati consessi internazionali, restio ad ogni forma di ingabbiamento normativo e, per ciò stesso, destinatario di particolari attenzioni da parte del legislatore comunitario e dei pareri enucleati nei citati consessi internazionali.

Elemento pericoloso, soggetto a variabili a priori non quantificabili, sfuggente probatio diabolica, ideale oggetto di un accordo transattivo che soddisfi l’autorità doganale e traghetti gli operatori economici nel porto sicuro della compliance doganale.

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