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ECRA, chi era costui?

ECRA, chi era costui?

 

Perdonerà, il buon Alessandro, questo piccolo furto.

La sua anima pia avrà pietà delle nostre indegne parole.

ECRA? Acqua, acqua.

Export Control Reform Act? Fuochino.

MIC2025? Nebbia in Valpadana.

Un po’ d’ordine, please.

Gli USA hanno due fondamentali legal frameworks per il controllo delle esportazioni, l’Export Administration Regulations (EAR) e l’International Traffic in Arms Regulations (ITAR); chi opera regolarmente con gli States si sarà senz’0altro imbattuto in tali inquietanti sigle e nelle loro quasi incomprensibili richieste.

Differenze?

Lo scudo dell’EAR consente al Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio di regolare le esportazioni di beni a duplice uso e militarmente meno sensibili, inserendoli nella lista di controllo del commercio (CCL); l’ITAR limita tali articoli e servizi con espliciti scopi di difesa sulla US Munitions List (USML).

Non bastava tutto ciò ai sospettosi sudditi di Mr. President?

Evidentemente no.

Preoccupati per la rilevanza di alcune nuove ed emergenti tecnologie per la sicurezza e la difesa, il 13 agosto 2018 gli USA votano l’ Export Control Reform Act (ECRA), una legge destinata a limitare l’esportazione di tecnologie digitali emergenti e di base che possono essere potenzialmente utilizzate per scopi civili e militari, essenziali per la sicurezza nazionale ovvero tecnologie “immateriali”, il cui trasferimento sfugge ai controlli doganali alle frontiere fisiche e, conseguentemente, all’applicazione delle citate normative.

Nel novembre 2018, il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio ha pubblicato un primo elenco di 14 tecnologie emergenti da limitare, tra cui robotica, produzione additiva (ad es., stampa 3D) e tecnologie di sorveglianza avanzate.

Lo stanziamento, nel bilancio 2020, di oltre 2,5 milioni di dollari, destinati al Bureau of Industry and Security per l’attuazione dell’ECRA lascia poco spazio all’immaginazione e testimonia della volontà di procedere ai controlli sulle esportazioni già dal prossimo anno.

Controlli, peraltro, avversati dalla comunità imprenditoriale statunitense, che vede nell’ancora ondivaga definizione di “tecnologie emergenti” un sostanziale pericolo allo sviluppo commerciale delle innovazioni digitali.

Una nuova puntata del serial protezionistico recitato a soggetto dall’amministrazione in carica.

Casus belli (perché esiste sempre un casus belli)?

Cherchez la femme, declamavano i cugini d’oltralpe qualche decennio fa.

Cherchez le dragon, tradurremmo noi oggi.

Ebbene sì, le ombre cinesi anche dietro l’ECRA, manifestate nel minaccioso MIC2025, che altro non significa che Made in China 2025.

MIC 2025 è il piano strategico, lanciato dal premier cinese Li Keqiang nel maggio 2015, che mira a fare della Cina il leader mondiale della produzione di beni e servizi ad alto valore aggiunto tecnologico, un tentativo di elevare il posizionamento cinese nella catena del valore, minacciando il potere statunitense.

Tra i dieci settori chiave, individuati dal governo cinese quale obiettivo di leadership worldwide ci sono l’information technology, la robotica, lo studio di nuovi materiali, ovvero quelle tecnologie emergenti oggetto delle attenzioni dell’ECRA.

Sarà un caso?

Il caso è lo pseudonimo di Dio, quando non vuol firmare, il sarcasmo di Anatole France.

Donald e il Dragone, sembra il titolo di un cartone animato giapponese.

Invece, c’è poco da scherzare.

C’è da pensare.

E da studiare.

 

 

 



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