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 Galeotto fu l’EUR1

 Galeotto fu l’EUR1

 Galeotto fu l’EUR1

 

Un destino sventurato, quello dell’EUR1.

Da prova principe dell’origine preferenziale a negletto documento cartaceo, pena capitale già decisa.

Un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro, figlio di un mondo dissolto nell’onda della telematizzazione.

Strenuo sopravvive, nel magico regno dietro lo specchio del luogo approvato gode di una golosa semplificazione.

O, meglio, sopravviveva. E godeva.

Eh già…perché l’Agenzia delle Dogane, decisione estiva, di fine luglio, ma con effetto posticipato di sei mesi, ha cancellato la procedura di previdimazione dei certificati di circolazione, giustificata da una arzigogolata anzichenò analisi normativa.

Che il Codice doganale dell’Unione, novello e fedele bravo al soldo del Signor legislatore di Bruxelles, si sia macchiato dell’assassinio della procedura di domiciliazione, è questione nota.

Che l’Agenzia delle Dogane, incarnati i panni del buon samaritano, abbia resuscitato la defunta procedura, incarnandola nell’istituto della presentazione delle merci presso un luogo approvato, sdegnosamente rifiutando il naturale erede dell’iscrizione nelle scritture del dichiarante, incoronato dal legislatore, è ormai patrimonio anche degli innocenti fanciulli: “Allo stato tale nuova procedura non è, ovviamente, gestita dal sistema informatico dell’Agenzia con conseguente venir meno, in caso di richiesta di autorizzazione, delle semplificazioni e facilitazioni oggi disponibili laddove basate sul dialogo informatico in tempo reale con la dogana (es.: controlli di ammissibilità, selezione dei controlli operata dal circuito doganale di controllo centrale, controlli unificati e concentrati tra diverse autorità nazionali nell’ambito dello sportello unico doganale, sdoganamento in mare, fast corridors, invio H24 delle dichiarazioni doganali – anche per quelle presentate con dichiarazione normale presso luoghi o in procedura ordinaria – e ricezione immediata del messaggio di svincolo/non svincolo ecc.)”.

Sillogismo dell’Agenzia: 

  • premessa maggiore: l’iscrizione nelle scritture del dichiarante è una semplificazione;
  • premessa minore: la presentazione delle merci presso un luogo approvato non è una semplificazione;
  • conclusione: essendo la procedura di previdimazione dei certificati di circolazione una semplificazione, non può più trovare applicazione nell’ambito della presentazione delle merci presso un luogo approvato, che non è una semplificazione.

 

L’applicazione un po’ banale di un caposaldo della storia della filosofia getta nello sconforto (forse a scoppio un tantino ritardato) schiere di spedizionieri doganali, che dichiarano, presso i propri luoghi approvati merci di terzi in esportazione, obbligandoli, di fatto, alle forche caudine edificate nella circolare n. 11/D/2010.

Decisione poco comprensibile, figlia di una interpretazione letterale del dettato normativo tropo formalistica, destinata non solo a seminare scontento e raccogliere tempesta tra gli spedizionieri doganali citati, ma, altresì, a caricare di incombenze gli Uffici chiamati, medio tempore, a rilasciare in procedura ordinaria EUR1 in precedenza emessi in via semplificata.

Pronti i primi a correre e i secondi a sopportare l’onda d’urto? Mah…

Possibilità di prorogare il termine? Nelle mani del Sig. Direttore dell’Agenzia.

Il bastone e la carota.

No alla previdimazione, sì all’estensione a spedizionieri doganali e case di spedizione della possibilità di ottenere lo status di esportatore autorizzato: scelta alquanto bizzarra.

Le evoluzioni e le accresciute esigenze dei traffici internazionali, nonché la posizione della Commissione UE, non ancora codificata in nessun documento, autorizzerebbero una tale apertura, sempre in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa unionale; di carattere oggettivo e a conoscenza essenzialmente del soggetto esportatore.

Nell’ambito doganale, la determinazione dell’origine preferenziale di una merce costituisce una delle attività più complesse, risultando il momento finale dell’analisi di una pluralità di documenti e informazioni (fatture di acquisto e di vendita, dichiarazioni dei fornitori, processi di lavorazione, esame dei costi indiretti di produzione, verifica delle disposizioni di ciascun accordo bilaterale, etc.) di stretta pertinenza del soggetto economico esportatore.

Assumersi la responsabilità di dichiarare espressamente su un documento da presentare in dogana l’origine di un prodotto fabbricato o acquistato da un soggetto diverso (e che ne avrebbe maggior titolo) pare, sinceramente, poco consigliabile, atteso, altresì, come tale responsabilità investa profili di carattere penale,.

Domanda: non sarebbe stato più utile semplificare il processo di rilascio dello status di esportatore autorizzato alle aziende?

Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande.



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