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 Internazionali consapevoli

 Internazionali consapevoli

Partire è un po’ morire rispetto a ciò che si ama.

Si parte con le valigie e si parte con il pensiero.

Partono le persone, partono le aziende,

Si parte per abbandonare, si parte per ritornare, si parte per sopravvivere.

La italica mediocrità nell’investire su chi investe.

La italica stupidità di vedere un nemico sociale in chi investe.

La italica particolarità di soffocare la passione nel vuoto formalismo.

Vinte dalla fame, le aziende, medie e piccole, varcano le colonne d’Ercole del provincialismo e partono alla conquista del nuovo mondo.

Operazione perigliosa anzichenò.

“Il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c’è sicuramente il fallimento”; Confucio fonte inesauribile di millenaria saggezza.

Internazionalizzazione.

L’internazionalizzazione può essere intesa come il processo attraverso il quale le imprese investono all’estero, con l’obiettivo di conquistare progressivamente quote di mercato.

Sovente, viene confusa con la delocalizzazione, dimenticando le differenze, in termini di obiettivi e di risorse, che i due processi presentano.

La delocalizzazione presuppone il trasferimento di unità produttive verso mercati emergenti caratterizzati da bassi costi di produzione, con l’obiettivo di ridurre proprio tali costi (sensibilmente maggiori nel mercato del lavoro nazionale) per offrire prodotti a prezzi più concorrenziali sul mercato nazionale, che continua ad essere il proprio punto di riferimento.

La strategia di internazionalizzazione più semplice e immediata è certamente l’esportazione, che non comporta la necessità di alcuna unità produttiva nei nuovi mercati, ma il solo trasferimento del prodotto da commercializzare.

Certo, l’esportazione non è l’unico mezzo che le imprese possono utilizzare per proporsi all’estero: il licensing (ovvero l’accordo mediante il quale un soggetto cede ad un altro il diritto di produrre i propri beni, verso il pagamento di un corrispettivo, fisso o variabile), la conclusine di accordi commerciali con imprese già presenti sul mercato di destinazione, la conclusione di accordi di joint venture con tali soggetti, la creazione di filiali all’estero, costituiscono mezzi alternativi o complementari all’esportazione largamente utilizzati dalle imprese che intendono allargare la propria rete distributiva.

In ogni caso, qualunque sia il sistema adottato, l’internazionalizzazione presuppone concettualmente il rapporto con l’estero quale sbocco dei propri prodotti; e presuppone, quindi, il rapporto, a volte fino a quel momento sconosciuto, con l’elemento dogana.

Elemento appartenente, di fatto, ad un mondo sconosciuto ai più non solo nei suoi aspetti sostanziali e normativi, bensì anche in quelli meramente operativi, tesoro troppo spesso gelosamente protetto da una consistente casta di addetti ai lavori, purtroppo, non sempre sufficientemente preparata.

La globalizzazione dei mercati, l’internazionalizzazione, la più semplice delocalizzazione delle attività produttive, la necessità di riduzione dei costi che la crisi economica ha imposto, certo in diversa misura, a tutti gli operatori commerciali, hanno portato all’attenzione dei principali soggetti economici l’elemento dogana quale inevitabile e ineliminabile momento, spesso fondamentale, nella catena di approvvigionamento/distribuzione di beni.

Internazionalizzare è conoscere.

I mercati e la dogana; la dogana italiana e la dogana dei Paesi di vendita.

Internazionalizzare è programmare.

Internazionalizzare è pianificare; anche la dogana.

Pianificare è strategia.

Pianificare è esaminare l’asset esistente della catena di approvvigionamento dell’impresa, comprese le esigenze di natura logistica e ricercare possibili soluzioni, di natura sia logistica, sia doganale, le quali, nel rispetto della normativa e delle regole internazionali che disciplinano tali attività, possano garantire un saving sia in termini economici, sia in relazione alle tempistiche e alle modalità di approvvigionamento.

Strategia è disegnare e realizzare flussi e processi.

Per internazionalizzare; ma non solo.

Ogni ofelèe al fa ‘l so mestè.

 



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