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Jefta: manuale d’uso dell’accordo di partenariato Ue – Giappone

Jefta: manuale d’uso dell’accordo di partenariato Ue – Giappone

Unione Europea e Giappone sono sempre più vicini. E se solo a febbraio è partito l’accordo Jefta ad oggi si calcolano già i primi dati relativi ai mercati di esportazione. Mercato in crescita è quello vinicolo, sia in Italia che in Europa, confermato anche durante la fiera Vinitaly che parlano di significati aumenti nel export di vino nei prossimi mesi, proprio dal Giappone e dalla Cina. Un input dato appunto dall’eliminazione dei dazi per il vino che appunto dal 1 febbraio sono entrati in vigore. 

Ecco nel particolare cosa dice l’accordo riguardo proprio il settore vitivinicolo e come e in che modo saranno agevolati i commerci.

L’accordo, nella sezione C, identifica tutte le agevolazioni connesse all’esportazione dei prodotti vitivinicoli. Fino alla sua entrata in vigore, tali beni, doganalmente classificabili nella voce doganale 22.04, pagano un dazio del 15% (ma non meno di 67,0 JPY / l, ma non più di 125,0 JPY / l); dal prossimo 1° febbraio, il dazio si riduce immediatamente allo 0%.

Ovviamente tale riduzione, si spera, faccia immediatamente innalzare i volumi di vendita comunitari, considerato che Italia e Francia sono leader nel settore; se oggi, nonostante le elevate imposizioni daziare, il Giappone viene considerato come quinto mercato di destinazione dei vini comunitari, nel prossimo futuro potrebbe facilmente rientrare nella top 3 e diventare mercato di riferimento delle vendite comunitarie.

L’accordo di partenariato non si ferma solo alle tematiche di riduzione daziaria, ma entra nel dettaglio delle pratiche vitivinicole ed enologiche, che devono essere riconosciute e rispettate per poter usufruire dell’agevolazione, dando valore, nello specifico, alle pratiche enologiche applicate in entrambi i Paesi, come riportato nell’allegato “2-E.

Il consenso reciproco delle pratiche enologiche avviene mediante autorizzazioni rilasciate da enti riconosciuti; a norma dell’articolo 2.28 dell’accordo, un certificato autenticato conformemente alle disposizioni legislative e regolamentari del Giappone, compresa un’autocertificazione compilata da un produttore autorizzato dall’autorità competente del Giappone, è considerato sufficiente a dimostrare la conformità alle prescrizioni per l’importazione e la vendita nell’Unione europea di prodotti vitivinicoli originari del Giappone

L’Istituto nazionale di ricerca sulle bevande alcoliche (National Research Insitute of Brewing), sotto la supervisione del Ministero delle finanze, autorizza individualmente i produttori autorizzati in Giappone a emettere le autocertificazioni di cui all’articolo 2.28 dell’accordo di partenariato economico con l’Unione europea; vigila sui produttori autorizzati e conduce i relativi controlli; comunica all’Unione europea, due volte all’anno, nei mesi di gennaio e luglio, i nomi e gli indirizzi dei produttori autorizzati unitamente ai loro numeri di iscrizione ufficiali e, senza indugio, qualsiasi modifica dei nomi e degli indirizzo o eventuali cancellazioni di produttori autorizzati.

L’Unione europea pubblica e aggiorna senza indugio i nomi e gli indirizzi dei produttori autorizzati nell’elenco degli organismi competenti, dei laboratori designati e produttori e dei trasformatori di vino autorizzati di paesi terzi che possono redigere documenti.

A dimostrazione dell’effettiva importanza della materia è stato costituito altresì un gruppo di lavoro esclusivo sul vino che deve rispettare i principi di cui all’art. 2.35 dell’accordo stesso.

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