La Cina ha formalmente richiesto consultazioni con l’India presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) in merito ad alcune misure adottate da Nuova Delhi nei settori automobilistico e delle energie rinnovabili.
Secondo Pechino, tali misure comprendono programmi di incentivi a favore della produzione nazionale di batterie a celle chimiche avanzate, componenti per autoveicoli e veicoli elettrici, e violerebbero diversi accordi multilaterali sul commercio.
La richiesta di consultazioni è stata notificata ai membri dell’OMC il 20 ottobre 2025 e registrata con il codice WT/DS642/1.
Nel documento ufficiale, la Cina sostiene che le politiche industriali indiane favoriscono l’utilizzo di input nazionali rispetto a quelli importati, penalizzando così i prodotti di origine estera, in particolare quelli cinesi. Tali misure, secondo Pechino, sarebbero discriminatorie e incompatibili con vari strumenti giuridici dell’OMC, tra cui:
- l’Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative (ASCM),
- l’Accordo sulle misure relative agli investimenti connesse al commercio (TRIMs),
- e il GATT 1994.
L’obiettivo della Cina è ottenere chiarimenti sull’impatto di tali politiche e, se necessario, il loro adeguamento agli obblighi multilaterali previsti dall’OMC.
La richiesta di consultazioni rappresenta il primo passo formale di una controversia commerciale in sede OMC.
Durante questa fase, le parti hanno 60 giorni di tempo per discutere la questione e tentare di raggiungere una soluzione negoziata.
Se al termine del periodo non si trova un accordo, il Paese ricorrente può chiedere la costituzione di un collegio arbitrale (panel) per l’esame del caso e l’adozione di una decisione vincolante.
La controversia si inserisce in un quadro di crescenti tensioni commerciali tra Cina e India, che negli ultimi anni hanno adottato politiche industriali divergenti nel campo della mobilità elettrica e delle energie pulite.
Entrambi i Paesi puntano a sviluppare catene del valore nazionali per ridurre la dipendenza dalle importazioni, ma queste strategie rischiano di entrare in conflitto con le regole del commercio internazionale fondate sulla non discriminazione e sulla parità di trattamento.