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La Dogana sulle procedure di estrazione dei beni dai depositi Iva

La Dogana sulle procedure di estrazione dei beni dai depositi Iva

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L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con le note n. 73328 e n. 69283, entrambe del 12 luglio 2019, ha fornito dei chiarimenti riguardo alle procedure da integrare, riguardo la procedura di auto-fatturazione applicabile in caso di estrazione dei beni dai depositi Iva  secondo appunto le novità del D.L. 34/2019 (Decreto crescita) riguardanti, in particolare, le semplificazioni delle dichiarazioni d’intento previste per gli esportatori abituali.

Si evince da tali note che l’estrazione dei beni dal deposito Iva deve essere effettuata senza alcun obbligo di emissione dell’autofattura elettronica per mezzo SdO. E’ infatti sufficiente il formato analogico e quello elettronico extra SdI.

Sul tema delle dichiarazioni d’intento l’Agenzia delle Dogane sottolinea con la nota n. 69283/D/2019, che con  l’articolo 12-septies del Decreto crescita sia intervenuto sull’articolo 1, comma 1, lett. c), D.L. 746/1983, al fine di semplificare la disciplina delle dichiarazioni d’intento e il relativo regime sanzionatorio di cui all’articolo 7, comma 4-bis, D.Lgs. 471/1997.

Da un lato, è confermata la trasmissione telematica della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate che rilascia apposita ricevuta telematica; dall’altro, non è però più previsto l’obbligo di consegnare “al fornitore o prestatore, ovvero in dogana” la dichiarazione medesima, unitamente alla ricevuta dell’avvenuta presentazione telematica.

La nuova disposizione prevede dunque che la ricevuta telematica rilasciata dall’Agenzia delle Entrate, indichi il protocollo di ricezioni, e in tali estremi, devono essere indicati dal cedente/prestatore nelle fatture emesse sulla base della dichiarazione di intento; devono essere indicati dall’importatore nella dichiarazione doganale.

Fermo restando che l’indicazione del numero di protocollo attribuito alla dichiarazione d’intento è attualmente già richiesta ai fini della corretta compilazione della dichiarazione doganale (note n. 17631/D/2015 e n. 58510/D/2015), il Decreto crescita ha confermato che:

‘Per la verifica dei predetti estremi al momento dell’importazione, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la banca dati delle dichiarazioni d’intento per dispensare l’operatore dalla consegna in dogana di copia cartacea delle dichiarazioni di intento e delle ricevute di presentazione;
la dichiarazione può riguardare anche più operazioni. La possibilità che una dichiarazione d’intento riguardi una serie di operazioni doganali d’importazione, fino alla concorrenza di un determinato ammontare da utilizzarsi nell’anno di riferimento, era stata, infatti, già ammessa dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 38/E/2015.
Infine, è stato modificato l’articolo 7, comma 4-bis, D.Lgs. n.471/1997, reintroducendo la sanzione proporzionale (dal 100 al 200% dell’imposta) prevista nei confronti del cedente/prestatore in caso di cessione/prestazione senza applicazione dell’Iva in assenza di preventiva verifica della trasmissione telematica che rimane a cura dell’esportatore abituale‘.



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