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 Le scritture dimenticate: buon lunedì!

 Le scritture dimenticate: buon lunedì!

 

Ci sono notizie che godono di una subitanea fortuna mediatica, al di là della loro effettiva importanza.

Ci sono notizie destinate a cadere, a volte inspiegabilmente, in un vuoto silenzio, al di là della loro effettiva importanza.

Medesima sorte colpisce anche provvedimenti normativi, chiarimenti amministrativi, orientamenti giurisprudenziali; a dotte e filosofiche disquisizioni dottrinali si contrappongono pagine di bianco candore.

C’era una volta……la procedura di domiciliazione.

Un novello Eldorado dove (quasi) tutti vivevano felici e contenti.

Un istituto magico, sufficiente sfregare la lampada e si dissolvono le lunghe attese nei porti, le soste negli spazi doganali, i ritardi conseguenti alle inefficienze dell’odiata burocrazia, il giogo degli handlers dei terminals portali e degli hub aeroportuali, il dissanguamento dell’anticipo dei diritti agli spedizionieri doganali.

Se “crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio”, a volte anche un semplice battito di ciglia al risveglio svela dolorosi incantesimi; e così, in una tiepida e solatia mattina del mese mariano, l’Eldorado si dissolve nella leggenda.

E la mano insanguinata da sì iniquo delitto, mossa da religiosa pietas verga, per i prostrati orfani, un compassionevole carme: “la possibilità di presentare una dichiarazione in dogana sotto forma di iscrizione nelle scritture del dichiarante”.

Possibilità di vincolare i beni ad un regime doganale con l’iscrizione nelle scritture contabili, in tal maniera il Codice doganale comunitario declinava la procedura di domiciliazione.

Cosa inserisce tra i suoi buoni propositi il Codice dell’Unione?

Possibilità di presentare una dichiarazione in dogana sotto forma di iscrizione nelle scritture del dichiarante, in tal maniera il Codice doganale dell’Unione battezza i primi vagiti del neonato istituto.

Quale mitologica Fenice, la procedura di domiciliazione rinasce dalle proprie ceneri ancor più dorata.

Nessuna merce in dogana, una dichiarazione estremamente semplificata, accettata al momento dell’iscrizione dei beni nelle scritture e temporalmente divisa nella notifica dell’avvenuto arrivo delle merci (esonero per i soggetti AEO) e nella presentazione della dichiarazione complementare, esplicativa tutte le indicazioni necessarie per il regime doganale, entro i successivi 10 giorni.

E se la dichiarazione complementare sia di natura generale, periodica o riepilogativa e l’operatore economico sia autorizzato, nell’ambito del processo di autovalutazione, a calcolare l’importo dei dazi all’importazione, la stessa può magicamente trasformarsi nel semplice accesso elettronico diretto dell’autorità doganale nel sistema contabile del titolare dell’autorizzazione.

E, ancora, se l’autorizzazione obbliga la dogana territorialmente competente al rispetto di un termine per l’effettuazione dei controlli, al suo scadere i beni si considerano automaticamente svincolati, se l’intenzione di una verifica non sia stata, nelle more, notificata all’operatore.

Preavviso, dichiarazione a posteriori, obbligo dei controlli nei termini previsti, automatico svincolo delle merci in violazione di tale tempistica autorizzata: in fondo all’arcobaleno, la pentola del tesoro.

Ma c’è chi dice no.

Questo matrimonio non s’ha da fare, tuona, improvvisato bravo, l’Agenzia delle Dogane; l’architettura del sistema di gestione del rischio nazionale, che alimenta il circuito doganale di controllo, ha posto quale pietra d’angolo, portante l’intera struttura dei controlli stessi, la dichiarazione doganale.

Pressione esterna di ciclopica potenza, una dichiarazione a posteriori, quando i beni arrivati potrebbero essere già al di fuori del potere gestionale dell’operatore autorizzato alla semplificazione dell’iscrizione nelle scritture imploderebbe il sistema.

Noi posteri, tuttavia, ben conosciamo le vicende che animarono quel ramo del lago di Como; e ben sappiamo come, pur a seguito di infiniti travagli, quelle desiderate nozze si celebrarono.

L’Agenzia delle Dogane proferirà il fatidico sì?

O tempora, o mores!

 

 

 



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