C’era una volta un Paese magico, sospeso tra l’azzurro di un cielo antico e il blu di un mare saggio, brillante della calda luce di un tramonto mediterraneo e ricamato di parole, melodie, tavolozze, scalpelli, sudore e memoria, la sorpresa dietro lo specchio di un mondo curioso.

Da lontano, da molto lontano le genti venivano ad ammirarlo; e un giorno, quando la memoria bianca di cristalli di neve ormai si scioglieva nel profumo di un fiorito risveglio, arrivò un ospite inatteso, invisibile e silenzioso, cattivo e temuto, un silenzio strozzato nelle strade, la penisola un deserto. E mentre sbocciava una tiepida primavera, nell’intimità delle case si aspettava, si pregava, si soffriva, ci si ammalava, si moriva. La solitudine come scudo, ma la commedia della vita proseguiva, un metro di distanza, al di sotto occhiali, visiere, camici e, bene più prezioso, mascherine. Tante mascherine, infinite mascherine, tutti a chiedere, tutti a comprare, tanti a produrre, tanti a importare. Stato, Regioni, Provincie, Comuni, ospedali, ASL, cliniche private, case di riposo, enti di beneficienza e assistenza, lavoratori, per scelta, per obbligo o agili, pensionati, casalinghe tutti, in ordine sparso, a cercare protezione da un nemico mutante. Con sollievo di una popolazione spaesata, ma fiera, Governo, Ministeri, Regioni, ASL, Commissari straordinari, Protezione Civile, Dogane, entri diversi, in letizia e comunione di intenti, senza personalismi e sete di notorietà, a muoversi coordinati per assicurare a tutti i giusti dispositivi di protezione, la giusta dose di vita, consesso di giudici imparziali a governare la salute pubblica e la speranza nel domani.

L’isola che non c’è; la seconda stella a destra svanita nelle nebbie dell’approssimazione e dell’incertezza, la navigazione a vista unica rotta possibile.

Un diluvio di decreti, regolamenti, ordinanze, note, avvisi, determinazioni.

Un (presunto) sapere diffuso e distonico, qualche voce stonata in un’orchestra con troppi direttori, letture di parte di spartiti comuni, sbiaditi nelle quotidiane disquisizioni nei porti e negli aeroporti, negli uffici doganali e nei consessi dottrinali.

Un mare in tempesta che pare, finalmente, trovare pace il 26 aprile, quando i primi vagiti della Guida per lo sdoganamento delle mascherine, edita dall’Agenzia delle Dogane ammaliano operatori sull’orlo di una crisi di nervi.

Nessuno poteva immaginare che lo stesso giorno, a poca distanza, il Ministro della Salute firmasse una dichiarazione di guerra (rectius, un’ordinanza) al buon senso.

Ordinanza 26 aprile 2020

“1. Per la durata dello stato di emergenza sanitaria, il nulla osta sanitario per l’importazione non per finalità commerciali dei beni mobili occorrenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, ivi compresi gli strumenti e gli apparecchi sanitari e i dispositivi di ventilazione, destinati ai soggetti di cui all’ordinanza n. 6 del 28 marzo 2020 del Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19, e di cui all’ordinanza del Ministro della salute 2 aprile 2020, nonché per l’importazione ai fini dell’immissione sul mercato di dispositivi medici dello stesso tipo, è rilasciato dal competente USMAF sulla base di verifiche sull’apposizione della marcatura CE nonché sulla conformità al decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46.

2. È consentito al fabbricante dei dispostivi di cui al comma 1, per il tramite del suo mandatario nell’Unione europea o degli altri soggetti responsabili della immissione in commercio di dispositivi medici, registrarsi nonché registrare il proprio dispositivo medico nella banca dati del Ministero della salute, secondo quanto previsto all’art. 13 del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46 entro il termine di trenta giorni a partire dal rilascio del

nulla osta.

3. Nel caso in cui i dispositivi medici di cui al comma 1, controllati per l’importazione non per finalità commerciali, risultino privi di marcatura CE, il competente ufficio USMAF comunica l’esito del controllo sanitario al richiedente e al Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 per gli adempimenti di competenza in relazione alla valutazione di conformità a norme tecniche o a soluzioni alternative, che comunque soddisfino i requisiti essenziali di salute e di sicurezza applicabili al dispositivo stesso.

4. Ai soli fini dell’importazione di mascherine chirurgiche e facciali filtranti FFP2 e FFP3, non costituisce impedimento al rilascio del nulla osta sanitario da parte dell’USMAF, né all’immissione in commercio, la circostanza che l’etichetta sia scritta in una delle lingue dell’Unione Europea diversa rispetto alla lingua italiana”.

Il senso di smarrimento che invade chi legge un provvedimento normativo italiano miete altre vittime; proviamo a semplificare:

1. per tutto il periodo di emergenza sanitaria, l’importazione di beni mobili (comprese le mascherine) diretti a fronteggiare il COVID-19, indipendentemente dalla finalità, commerciale o benefica, è soggetta a nulla osta sanitario ai fini della verifica della regolarità della marcatura CE;

2. entro trenta giorni dal rilascio del nulla osta sanitario, il fabbricante extra-UE, per il tramite del suo mandatario UE e i dispositivi medici dovranno essere registrati nella banca dati del Ministero della Salute;

3. qualora i dispositivi medici, importati per finalità non commerciali, siano privi della marcatura CE, l’esito del controllo verrà comunicato al Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 per gli adempimenti di competenza in relazione alla valutazione di conformità;

4. l’etichetta delle mascherine facciali e delle mascherine filtranti FPP2 e FPP£ potranno essere redatte in una qualunque lingua dell’Unione europea.

Il D.Lgs. 24 febbraio 1997, n. 46, di attuazione della Direttiva n. 93/42/CEE, subordina la regolarità della marcatura CE dei dispositivi medici di classe I (come le mascherine) alla semplice dichiarazione da parte del fornitore; l’ordinanza del Ministero della Salute richiede l’emissione del nulla osta sanitario; la Guida allo sdoganamento delle mascherine, redatta dall’Agenzia delle Dogane, non richiede il nulla osta sanitario ai fini dello sdoganamento delle mascherine chirurgiche; l’ordinanza del Ministero della Salute lo richiede ai fini dell’esame della regolarità della marcatura CE; l’importazione delle mascherine FPP2 e FPP3, considerate dispositivi di protezione individuale, non è mai stata sottoposta a nulla osta sanitario; il comma quattro dell’ordinanza sembra affermare esattamente il contrario.

Non è nostra intenzione giudicare il merito di quanto disposto dal sig. Ministro della Salute; dove, cioè, risieda la logica di attribuire ad un ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera, composto essenzialmente da medici, chiamati a svolgere funzioni di profilassi internazionale e sanità transfrontaliera, la competenza tecnica richiesta per il controllo della regolarità della marcatura CE, che non si risolva in una pedissequa lettura della documentazione presentata dal richiedente..

Ci permettiamo, umilmente, di sollevare qualche dubbio sull’opportunità di un simile provvedimento; la sensazione di un marciare in ordine sparso, senza una direzione univoca e, soprattutto, senza un coordinamento e una regia delle diverse istituzioni coinvolte nel processo di sdoganamento è molto più di una sensazione, sfiorando il grado di certezza.

Quando le esigenze di tutela della salute del singolo richiedono la giusta tempistica di approvvigionamento (pur in equilibrio con la necessaria verifica della sicurezza dei prodotti), si disegna una procedura che avrà, se non altro, il pregio di rallentare le operazioni in dogana, aggiungendo un attore protagonista ad un cast di stelle.

Non ne sentivamo il bisogno, non ne vediamo l’utilità.

Aspettiamo l’Agenzia delle Dogane, regista dello sportello unico doganale e assente non giustificato in questa occasione.

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