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No residenza, no esportazione

No residenza, no esportazione

L’alba del 1° maggio 2016 svela spiriti vaganti che aleggiano tra le brume dei porti, lungo le solitarie piste degli aeroporti unionali, sopra lingue di asfalto come scale infinite verso un orizzonte possibile, solcate da giganti pluriruote.

Anime perdute di esportatori extracomunitari si aggirano nei gironi infernali delle stanze di dogana, brandendo l’ormai inutile testimonianza di un riconoscimento Iva UE o lo scalpo ancora caldo di un anonimo rappresentante fiscale, decapitato dalla ghigliottina del boia di Bruxelles. Trovar dimora tra i versi di Schiller, affascinati dalla maestosità delle note di Beethoven che inneggiano alla gioia, ultima speme delle raminghe vittime dell’immigrazione doganale, orfane di un riconoscimento fiscale e spinte dal impietoso legislatore unionale verso il suolo della cara, vecchia Europa; no residenza, no esportazione, no party.

La compassionevole dogana nazionale a soddisfar le mani protese di sì danarose vittime: trova uno sgherro italico, disposto a dichiarar in nome proprio, spedizioniere in rappresentanza indiretta o rappresentante doganale che sia, qualcuno che possa soddisfar le mie rimostranze et voilà, ti risveglierai da quest’incubo, come un bimbo spaventato dalle inconsistenti ombre della notte.
Provvisoriamente, il tuo orgoglio ferito potrà trovar soddisfazione in un cameo sulla dichiarazione doganale quale semplice speditore dei beni all’estero destinati, ma, bada bene, l’esportatore sarà sempre il tuo alter ego nazionale, identificato nella casella 14 della dichiarazione stessa e chiamato a sopportare ogni possibile conseguenza da tal qualifica discendente: “In tale caso, il rappresentate indiretto nella qualità di dichiarante stabilito nell’Unione si fa carico di tutti gli obblighi ed adempimenti richiesti per il regime dichiarato e risponde della mancata osservanza delle disposizioni doganali e di natura extra-tributaria applicabili alle merci dichiarate per l’esportazione”, parole e musica dell’Agenzia delle Dogane, vergate il giorno 7 del mese di luglio dell’anno del Signore 2016 nella nota 70662

E così, da quel fatidico giorno di inizio estate, quando già molte coscienze lavorative si specchiavano nelle azzurre acque dei nostri festosi mari, i soggetti extracomunitari, in possesso di un semplice riconoscimento diretto ai fini Iva o fiscalmente rappresentati nel Belpaese, hanno ripreso allegramente a commerciar con l’estero, spedendo, dalle nostre sponde, beni in ogni dove del globo terracqueo, ambasce trasferite sul dichiarante autoctono, destinato ad unoscomodo limbo, un dantesco Purgatorio ove dimorano coloro che non sanno, coloro che fanno inconsapevoli degli effetti del fare, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza.

Tre anni e più sono trascorsi, ma ora, finalmente, il fiero sapere doganale italico, mosso a pietà degli esiliati nel Purgatorio dell’esportazione, ha dipinto una bianca tela per alleviar le loro pene: “Al riguardo, si ritiene utile precisare che l’indicazione, nel campo 2 della dichiarazione doganale di esportazione, del numero EORI dello spedizioniere o del vettore che abbiano accettato di assumere il ruolo rilevante ai fini doganali di esportatore non ha tuttavia, per questi ultimi, implicazioni di natura fiscale……Nella fattispecie in esame, quindi, restano in capo al soggetto cedente – che effettua la cessione all’esportazione non imponibile ai fini IVA ai sensi dell’art. 8 del DPR 633/72 – gli adempimenti di natura fiscale previsti dalla normativa IVA, non assumendo rilevanza a tale fine il soggetto, diverso, che è stato indicato come esportatore nella dichiarazione doganale, in applicazione dei criteri definiti dalla legislazione doganale”.
Eh sì, nella casella 2 del DAU ora non è più consentito il domicilio al soggetto extracomunitario che rifugge la residenza UE e giustizia è stata fatta dei timori dell’indiretto dichiarante, sul cui capo non pende più la ghigliottina delle contestazioni Iva.
Non sarà l’ascesa al Paradiso, ma il Purgatorio è meno fosco.



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