Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha pubblicato sul Federal Register un nuovo provvedimento che amplia ulteriormente l’elenco dei prodotti in acciaio e alluminio – e dei loro derivati – soggetti a dazi supplementari ai sensi della Section 232 del Trade Expansion Act del 1962.
Dal 2018 Washington applica dazi aggiuntivi su acciaio (25%) e alluminio (10%), giustificati con motivi di sicurezza nazionale. Tali misure, già oggetto di controversie in seno all’OMC e di negoziati bilaterali con l’UE e altri partner, hanno subito negli anni diverse modifiche: accordi di esclusione parziale, meccanismi di quote e liste di prodotti aggiunti o rimossi.
Il provvedimento appena adottato segna un’ulteriore estensione del campo di applicazione, con l’inclusione di nuove voci della Harmonized Tariff Schedule of the United States (HTSUS).
Le novità principali
- Ampliamento delle liste: l’aggiornamento introduce nuovi codici tariffari HTSUS per prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, che entreranno ora nel perimetro dei dazi aggiuntivi.
- Settori interessati: tra i beni aggiunti figurano componenti per l’edilizia, articoli industriali e semilavorati metallici di uso comune nelle filiere manifatturiere.
- Decorrenza immediata: le nuove disposizioni entrano in vigore con la pubblicazione ufficiale, imponendo agli operatori doganali un adeguamento tempestivo delle pratiche di importazione.
L’estensione dei dazi avrà effetti diretti su:
- Importatori statunitensi, che vedranno crescere i costi di approvvigionamento di alcuni semilavorati essenziali.
- Esportatori esteri, compresi quelli europei e italiani, i cui prodotti potrebbero risultare meno competitivi sul mercato USA.
- Filiere industriali a valle, come l’automotive, la meccanica e l’edilizia, che dipendono in larga misura dall’uso di acciaio e alluminio importati.
Per l’Italia, uno dei principali esportatori europei di prodotti siderurgici e manufatti in alluminio, la misura rappresenta un ostacolo aggiuntivo, con il rischio di erosione di quote di mercato negli Stati Uniti e un aumento delle complessità logistiche e doganali.
Il provvedimento conferma la linea di Washington, che continua a considerare l’approvvigionamento di acciaio e alluminio come una questione di interesse strategico nazionale. Tuttavia, non si escludono nuove tensioni commerciali con partner tradizionali e possibili contromisure da parte dell’Unione europea, che già in passato aveva reagito con dazi di riequilibrio.
Resta aperto anche il fronte multilaterale: le decisioni USA, già contestate in sede OMC, rischiano di acuire il dibattito sulla legittimità dell’uso estensivo della clausola di sicurezza nazionale come giustificazione per misure protezionistiche.
L’estensione dei dazi USA su acciaio e alluminio si inserisce in un quadro di politiche commerciali sempre più difensive, che colpiscono direttamente le imprese esportatrici italiane ed europee. In questo contesto, per gli operatori sarà cruciale monitorare attentamente le evoluzioni normative e valutare strategie di diversificazione dei mercati e di gestione doganale per contenere gli impatti.