Una decisione subito presa e subito sospesa quello dell’aumento dei dazi al 25% da parte del Governo degli Stati Uniti sui prodotti importati da Regno Unito, Italia, Austria, Spagna ma anche da India e Turchia. Una manovra scelta per risposta alle imposte sui servizi digitali che colpiscono i grandi colossi della tecnologia made in Usa. Ma per il momento, subito dopo la decisione, è stata avviata una sospensione di sei mesi, per cercare una negoziazione conveniente ai commerci dei paesi coinvolti.

Secondo l’Ansa, la rappresentante per il commercio statunitense, Katherine Tai, ha dichiarato che la decisione sui dazi è stata intrapresa per le imposte che gravano sulle società statunitensi come Facebook è Alphabet, ma che possono ancora essere sospesi se si troverà una soluzione ‘multilaterale’. La Tai ha inoltre aggiunto che spera di risolvere la questione durante il G20.

La Commissione Ue accoglie la decisione di sospendere l’applicazione dei dazi per i prossimi sei mesi in modo favorevole e soprattutto con il fine di trovare un accordo che possa essere appunto conveniente alle parti.

In Italia la web tax, al primo anno di applicazione è costituita da un’aliquota al 3% sui ricavi tassabili delle grandi imprese del web.

Ma come si calcola? Al lordo dei costi e al netto dell’Iva e di altre imposte indirette. Le società sono tenute a versare le tasse sui ricavi almeno pari a 750 milioni di euro; ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia almeno pari a 5,5 milioni di euro.

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