Apocalittiche visioni di un falsopiano di camion che cementa la Manica tra Inghilterra e Francia, irrespirabile l’aria del tunnel, pioggia gelata che ghiaccia mani e menti di doganieri sommersi da MRN nella Gallia del Nord e improvvisati parcheggiatori nella Britannia del Sud.
Chi, agli albori della sit-comedy dal fantasioso titolo “Brexit” non si è immaginato, nei suoi più torbidi sogni, ritardi devastanti nelle consegne da e per UK, interminabili code nel Nord della Francia e nel Sud dell’Inghilterra? Un vero incubo, specie per chi, come l’Italia, fonda sul trasporto stradale la gran parte della movimentazione delle merci.
Francesi e inglesi non sono stati con le mani in mano, in questi mesi, i primi ideando soluzioni telematiche di appuramento dei documenti di transito, usufruibili dagli autisti via app sui propri smartphones, per non fare di Calais la Salerno-Reggio Calabria ferragostana del Nord; i secondi individuando nuova aree di sdoganamento in uno spazio industriale in disuso nel White Cliffs Business Park, vicino a Whitfield, una capacità di 1.200 camion a meno di 10 minuti di auto dalla costa, pronta e operativa nell’estate del 2021. No, non è un errore di stampa, ho scritto proprio estate 2021. Un familiare ritardo all’italiana? Non scherziamo, siamo inglesi. La realtà dice che il governo UK ha stabilito come dal 1° gennaio al 31 marzo 2021 lo sdoganamento delle merci (previa autorizzazione) non avverrà al confine, bensì direttamente presso lo stabilimento dell’importatore entro 6 mesi dall’ingresso in UK della merce, che non subirà nessuno stop in dogana e, quasi come oggi, verrà immediatamente consegnata all’acquirente inglese. Pronte £ 500.000 per realizzare progetti di gestione del traffico, compresi gli interventi sulla rete stradale, che si aggiungono alle £ 4.500.000 già stanziate per il sostegno alle imprese e alle infrastrutture portuali di Dover, che pensa ad una zona franca o a un poto franco come volano di sviluppo della zona. Progetti e finanziamenti che, tuttavia, non fanno dormire sonni tranquilli alle imprese di trasporto britanniche. Il GVMS (Goods Vehicle Movement Service), la soluzione tecnologica di controllo delle frontiere ideata dal governo del Regno Unito per il coordinamento della circolazione dei mezzi pesanti, non riscuote la piena fiducia degli operatori britannici e il timore per la scarsità dei brokers doganali, insufficiente a gestire un numero di dichiarazioni quale quello atteso causa Brexit lasciano presagire ritardi nelle consegne, camion bloccati ovunque dalla lentezza delle operazioni doganali e danni conseguenti alle supply chains. Senza sottovalutare la convinzione delle società di trasporto che la maggior parte dei propri clienti non sia preparata al cambiamento e, in molti casi, non si renda nemmeno conto che dovrà presentare dichiarazioni di importazione ed esportazione nei traffici con la UE, tutti convinti che ci sarà un altro rinvio in extremis della fine del periodo transitorio.

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