Venti liberisti veleggiano la politica internazionale cinese, desiderosa di affermare il proprio potere negoziale, prima ancora che economico, dividendo i propri rivali, nella geografia non solo asiatica; Dal 2003, anno in cui ha siglato il Closer Economic Partnership Arrangement con Hong Kong e Macao, al 2020, quando, lo scorso 15 dicembre, è nato, proprio sotto l’egida di Pechino, il Regional Comprehensive Economic Partnership tra gli Stati membri dell’ASEAN e Australia, Cina, Corea del Sud, Giappone, e Nuova Zelanda, una moltitudine di free trade agreement e di accordi commerciali, bilaterali e multilaterali, hanno contribuito come mai prima all’espansione dell’influenza cinese sui mercati mondiali. E all’iconografia imperiale di Mr. Xi Jinping, desideroso di realizzare il “sogno cinese” entro il 2049, centenario della proclamazione della Repubblica Popolare. A tale visione non sfugge nemmeno il Comprehensive Agreement on Investment (CAI), firmato, il 30 dicembre, in videoconference, da Cina e UE. Concluso, al termine di sette anni di negoziati, sotto la diffidenza ella nuova amministrazione USA, che chiedeva all’Europa una politica comune nei confronti del Paese del Dragone, l’accordo estende la cooperazione economica tra le due parti, migliorando le condizioni di accesso ai rispettivi mercati, in particolare nei settori manifatturiero, finanziario, bancario, delle telecomunicazioni, delle autovetture elettriche ed ibride, ingegneristico, immobiliare. Ricordiamo che nei primi dieci mesi del 2020 il volume degli scambi UE-Cina è stato pari a 477,7 miliardi di euro. Trasparenza, prevedibilità, certezza legale: agli investitori di entrambe le parti viene riconosciuto un trattamento equo, non diverso da quello riconosciuto agli investitori nazionali, con una specifica importanza allo sviluppo sostenibile e alla tutela di standard in materia di diritti del lavoro, ambiente, sicurezza dei prodotti. La Cina non ha ancora aderito alle convenzioni ILO sul lavoro forzato e il rispetto dei diritti umani e delle minoranze è ancora ben là da venire, ma, si sa, pecunia non olet

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