L’origine è uno dei concetti più complessi, in dogana.

Peraltro, nemmeno definita con precisione dal legislatore unionale.

Eppure, sempre sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità doganale.

Sicuramente, non dobbiamo fare confusione: esistono due origini in dogana, scopi diversi, modalità di determinazione diverse; fare una macedonia è facile e pericoloso.

Origine non preferenziale: in assenza di una definizione normativa, possiamo definirla come luogo di produzione/fabbricazione del bene, da non confondere con il luogo di spedizione del bene. Semplice? Mica tanto. Per determinare l’origine non preferenziale del mio bene. Non mi basta averlo prodotto in Italia, ma dovrò verificare il rispetto delle regole dettate, per singola voce doganale, dal legislatore unionale. Se rispetto la regola prevista per il mio bene, potrò dire che il mio bene è Made in Italy; definizione che non comporta vantaggi daziari al cliente, ma che potrebbe essere richiesta dal Paese di importazione (ad es., gli USA), che, magari, ha imposto dazi supplementari su determinate origini.

Origine preferenziale: cosa sia, difficile dirlo, ma sappiamo per certo che garantisce al cliente un vantaggio economico in termini di riduzione o esenzione dal pagamento dei dazi all’importazione a destino. La UE h concluso più di 40 accordi con Paesi o gruppi di Paesi e in ogni accordo sono previste specifiche regole di origine. Quindi, per dire se il. Mio prodotto ha un’origine preferenziale, devo sapere in quale Paese sto esportando e verificare la relativa regola. Ma come stabilisco l’origine preferenziale dei miei beni? Devo avere le dichiarazioni di origine dei miei fornitori, capire il mio processo produttivo, per verificare se è adatto a trasformare la materia prima o i semilavorati acquistati, devo vedere se mi limito a commercializzare alcuni beni, cioè a comprarli e venderli senza modificarli, devo vedere e verificare tante informazioni. Co conseguenze anche penali, se dichiaro un’origine preferenziale non veritiera; e non importa se attesto l’origine in fattura (perché sono esportatore autorizzato) o chiedo l’emissione di un certificato EUR1 o EUR-MED.

E, poi, il REX, le regole con UK e Giappone, diverse da tutte le altre, i tanti accordi in revisione, come con il Messico o in via di definizione, come con Australia e Nuova Zelanda o in fase di approvazione, come quello con il Mercosur.

Magari mi serve una mano…

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