La normativa doganale unionale parla sempre di “immissione in libera pratica”.

Nel linguaggio comune, noi parliamo di “importazione”.

I due termini sono sinonimi?

E se non lo sono, in cosa consiste la differenza?

Il legislatore unionale, si sa, si interessa solo dei dazi, risorse proprie dell’Unione europea, a cui vengono versati da tutti gli Stati membri, dedotta una percentuale a titolo di aggio per il recupero delle spese di riscossione. Non parla mai di Iva, risorsa, invece, interna di ogni Stato.

Quindi, l’“immissione in libera partica” comporta il pagamento del dazio.

Noi, però, in dogana, paghiamo anche l’Iva (anche se, magari, materialmente non la versiamo, se utilizziamo una dichiarazione di intento). E perché paghiamo l’Iva? Perché stiamo immettendo in consumo i beni e l’Iva è un’imposta di consumo; quindi, oltre l’immissione in libera pratica, stiamo anche immettendo in consumo i beni: ovvero li stiamo importando.

Ricapitolando: l’immissione in libera pratica comporta il pagamento del dazio; l’importazione comporta anche l’immissione in consumo e, quindi, il pagamento dell’Iva.

Tutto chiaro?

Passo successivo: allora dazio ed Iva devono sempre essere pagati insieme, cioè dobbiamo sempre “importare” i beni?

No, esistono due casi nei quali possiamo “separare” il pagamento del dazio e quello dell’Iva.

 

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Primo caso: dichiariamo in dogana beni già destinati ad essere immessi in consumo in altro Stato membro UE. In questa ipotesi “immettiamo in libera pratica” il bene pagando il dazio, ma poiché il consumo avverrà in un altro paese UE, non paghiamo l’Iva, indicando nella dichiarazione di importazione il regime 4200. Tuttavia, siamo obbliati a scrivere nel campo 44 della dichiarazione la partita Iva del cessionario comunitario a cui sono destinati i beni e che dovrà versare l’Iva nel proprio Paese di residenza.

 

Secondo caso: dichiariamo in dogana beni destinati ad essere introdotti in un deposito Iva. Le operazioni di introduzione di beni, comunitari o importati, in deposito Iva sono fuori dal campo di applicazione dell’imposta, che verrà riscossa al momento dell’uscita dei beni dal deposito stesso. Quindi, nella dichiarazione di importazione liquideremo il dazio, immettendo i beni in consumo e non l’Iva, indicando il regime 4500.

L’Iva sarà riscossa al momento dell’estrazione dei beni dal deposito. Come? Se ad estrarre i beni sarà lo stesso soggetto che li ha introdotti, mediante emissione di un’autofattura registrata in reverse charge, quindi senza versare materialmente nulla. Un bel vantaggio, no?

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