Molto spesso si sente parlare di beni potenzialmente a duplice uso (o dual use), ma molto meno spesso si entra nel dettaglio di cosa concretamente vuol dire dual use, soprattutto per quelle aziende i cui prodotti sono borderline.

Partiamo da un presupposto: la regolamentazione dei beni dual use è fondamentale per la sicurezza del mondo.

La prevenzione della proliferazione delle armi di distruzione di massa è una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Cercare di impedite la divulgazione dei beni, della tecnica e del know-how necessari alla fabbricazione di armi distruttive e, quindi, intercettare preventivamente un mercato non è solo una sfida, ma è un obiettivo globale.

La divulgazione non è sempre diretta o voluta. Molte volte le aziende sono coinvolte in maniera assolutamente labile, indiretta, subdola, tanto da sottovalutare la gravità del problema e, di conseguenza, il rischio a cui sono soggetti.

Per questo gli Stati Membri dell’Unione Europea (UE) e quasi tutte le nazioni industriali si sono impegnati nella lotta alla non proliferazione delle armi di distruzione di massa e nel monitoraggio dell’esportazione di beni critici verso i Paesi sensibili, supportati poi della risoluzione 1540 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata nel 2004.

Con l’avanzare sempre più incisivo dell’utilizzo di strumentazione informatica è stato necessario provare a mettere in sicurezza gli “intangible asset”, così è stato necessario rivedere completamente il vecchio regolamento dual use n. 428/2009, dando vita ad una rifusione moderna ed attuale dalla dal quale nasce il Reg. UE 821/2021.

Il nuovo regolamento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE l’11 giugno 2021, entrerà ufficialmente in vigore il 9 settembre p.v.

Il lavoro su questo testo inizia già nel settembre del 2016 con la prima proposta della Commissione sottoposta al Parlamento Europeo, il quale, non d’accordo su molti aspetti, prese una posizione solo nel gennaio del 2018. Il testo, così approvato, venne sottoposto al Consiglio, che si è pronunciato nel giugno del 2019.

La sottoscrizione dei presidenti del Parlamento Europeo e del Consiglio è arrivata solo il 20 maggio 2021.

 

Molti gli interventi migliorativi: oltre ad ampliare la gamma di autorizzazioni, è stata rivista la definizione di “esportatore”, includendo anche le persone fisiche che possono essere vettori autonomi ed è stato resa vincolante la presenza in azienda di un ’Internal Compliance Programme (ICP o PIC).

Per la prima volta si spinge molto sulla compliance, sulla formazione e sulla consapevolezza che gli aspetti di export control devono far parte del processo organizzativo aziendale.

Le dinamiche che possono considerare un prodotto dual use non sono solo oggettive ovvero legale alla tipologia di prodotto presente all’interno all’Allegato I del regolamento, bensì possono riguardare soggetti oppure applicazioni particolari che possono trasformare il prodotto in potenziale duplice uso.

In queste situazioni, l’esportatore che venga a conoscenza della particolare destinazione dei beni o dell’utilizzatore finale dovrà darne immediata comunicazione all’autorità competente, nel nostro caso UAMA, che deciderà se imporre un obbligo autorizzativo.

Anche l’autorità competente, dal canto suo, può segnalare all’esportatore che i prodotti sono soggetti ad obbligo autorizzativo, qualora sia stata informato nell’ambito della mutua assistenza e cooperazione tra Stati.

Le autorizzazioni, individuali e globali, sono rilasciate dall’autorità competente dello Stato membro in cui l’esportatore è residente o stabilito. Qualora l’esportatore non fosse residente o stabilito nel territorio doganale dell’Unione, le autorizzazioni devono essere rilasciate dall’autorità competente dello Stato membro in cui si trovano i pertinenti prodotti a duplice uso.

Quindi si prescinde dalla residenza fisica del soggetto; pertanto, occorre fare molta attenzione nell’ambito della pianificazione doganale e logistica della merce.

 

l nuovo regolamento introduce 3 nuove tipologie di autorizzazioni:

a) autorizzazione per l’esportazione infragruppo di software e tecnologia (EU007);

b) autorizzazione per elementi di crittografia (EU008);

c) autorizzazione grandi progetti.

 

L’autorizzazione per l’esportazione infragruppo UGEA (EU007) è disponibile per la maggior parte dei prodotti a duplice uso elencati nell’Allegato I ed è valida per le esportazioni verso un certo numero di Paesi terzi designati.

L’autorizzazione all’esportazione infragruppo può essere utilizzata per le esportazioni da parte di persone giuridiche stabilite in uno Stato membro, verso le controllate stabilite in uno Stato membro, Australia, Canada, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein, Regno Unito o Stati Uniti.

Gli esportatori che intendono utilizzare questa specifica UGEA devono mettere in atto un ICP ovvero un piano interno di conformità.

L’autorizzazione per elementi di crittografia (EU008) copre l’esportazione di una serie di elementi di crittografia verso tutte le destinazioni, eccetto quelle menzionate nella parte 2 dell’Allegato IIH. Essa è soggetta a restrizioni relative all’uso degli elementi di crittografia e non può essere utilizzata se gli elementi di crittografia sono formalmente approvati da uno Stato membro per trasmettere, elaborare o archiviare determinate informazioni classificate o avere un determinato contrassegno di classificazione di sicurezza nazionale.

L’autorizzazione per grandi progetti, infine, consiste in un’autorizzazione, individuale o globale, concessa a un esportatore per un tipo o una categoria di prodotti a duplice uso, valida per l’esportazione verso uno o più utilizzatori finali specificati in uno o più Paesi terzi per un determinato progetto su larga scala. Ciò che si qualifica esattamente come progetto, tuttavia, non è definito dal regolamento. Questo tipo di autorizzazione è valido per una durata determinata dall’autorità competente, ma non superiore a quattro anni, salvo circostanze debitamente giustificate in base alla durata del progetto.

 

Il piano interno di conformità (PIC o ICP)

 

Come detto, con questo regolamento è necessario che la parte sia compliant alle norme che disciplinano la materia e tale conformità è provata da una vera e propria due diligence, che possa identificare le aree di rischio, le responsabilità interne e le azioni da intraprendere per la messa in sicurezza.

Lo sviluppo di un PIC implica sempre la personalizzazione e riflette le esigenze e le risorse dell’esportatore, per questo non può esserci un profilo standard, ma è necessario analizzare tutta la dimensione aziendale.

Le linee guida dell’Unione Europea si concentrano sui seguenti elementi fondamentali per redigere un PIC efficace:

1. impegno del management aziendale;

2. analisi del rischio;

3. risorse organizzative, umane e tecniche sufficienti con responsabilità ben definite;

4. formazione del personale sulla normativa dual use;

5. definizione di un processo atto a valutare se una transazione che coinvolge prodotti a duplice uso è soggetta o meno a controlli commerciali e per determinare i processi e le procedure applicabili;

6. riesame periodico dell’ICP;

7. tracciabilità aziendale delle attività relative al controllo del commercio a duplice uso, anche per i documenti non richiesti dalla legge (ad esempio, un documento interno che descriva la decisione tecnica di classificare doganale del prodotto);

8. procedure operative interne efficaci e aggiornate.

Il piano deve essere supportato e approvato dal management dell’azienda e deve essere verificato e aggiornato attraverso audit periodici.

Se volessimo identificare gli obiettivi aziendali per redigere un PIC potremmo riassumerli come segue:

• evitare controversie doganali e denunce penali;

• comprendere le normative specifiche legate al prodotto;

• preparare la documentazione prima di iniziare l’espletamento delle formalità doganali.

Ma individuare quale merce è soggetta ai requisiti di controllo delle esportazioni può essere un processo complicato, soprattutto quando questi prodotti non sono ricompresi esplicitamente nell’Allegato I al regolamento.

Si deve sempre partire dalla corretta classificazione doganale del prodotto, poiché, almeno per i prodotti listati, ci dà un grandissimo aiuto l’Agenzia delle Dogane, che sul portale AIDA ha messo a disposizione degli utenti una correlazione tra nomenclatura doganale e le categorie menzionate nel regolamento dual use.

Se la voce doganale tra le restrizioni riporta la descrizione “Autorizzazione all’esportazione (Dual use): Condizioni” , è necessario prestare attenzione poiché il bene è potenzialmente ricompreso tra le note Dual use (DU) legate alla misura; e se rispetta le condizioni previste, occorrerà apposita autorizzazione di esportazione per dar seguito all’espletamento delle formalità doganali. Qualora le note di DU non riguardino le caratteristiche del prodotto esportato, esso si potrà considerare di “libera esportazione”, salvo dimostrare all’ufficio doganale, qualora richiesto, il processo logico seguito per definire il prodotto non rientrante tra i beni a duplice uso.

In questo il PIC ci viene in supporto.

Preciso, però, che oltre al controllo oggettivo del bene è necessario verificare la destinazione d’uso del prodotto ed il relativo destinatario. Qualora la destinazione o il destinatario siano soggetti potenzialmente coinvolti, entra in funzione la clausola catch-all (e quella catch-more) e, pertanto, l’esportazione potrebbe essere passibile di autorizzazione.

 

L’autorità competente

 

Le competenze in materia di prodotti e tecnologie a duplice uso sono passate in capo all’Autorità nazionale UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) per effetto dell’art. 2 del Decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104 (convertito dalla Legge 18 novembre 2019, n. 132).

L’UAMA dal 1° gennaio 2020 rilascia le autorizzazioni previste per l’esportazione, il trasferimento, l’intermediazione l’assistenza tecnica ed il transito di prodotti a duplice uso, unitamente al rilascio delle autorizzazioni concernenti materiali soggetti al regolamento anti-tortura e ai prodotti listati per effetto di misure unionali.

È pertanto molto importante verificare le disposizioni di prassi che periodicamente vengono pubblicate o affidarsi ad un consulente che vi comunichi con regolarità le intervenute modifiche in materia.

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