Dopo 2 anni assurdi a causa della pandemia da covid-19, dopo due durissimi anni di resilienza continua ecco che, quando le prospettive dei PIL nazionali tentano la risalita, ripiombiamo nel caos dell’incertezza totale dovuta alla situazione drammatica che in queste ora sta vivendo l’Ucraina.

Oltre a manifestare solidarietà diffusa all’Ucraina, l’Unione Europea, quale atto di ritorsione e pressione sulla Russia, ha adottato una serie di misure sanzionatorie di natura finanziaria ed economica; e con i Regolamenti del Consiglio (UE) n. 2022/263 del 23 febbraio 2022 e 2022/328 del 25 febbraio 2022, ha attivato una serie di restrizioni nei confronti della Russia e dei territori del Donetsk e del Luhansk, la cui autonomia dall’Ucraina è stata recentemente riconosciuta dal Presidente Putin. A decorrere da tale data, ai sensi degli articoli 2 e 4 del regolamento sono proibite le importazioni di beni originari di tali regioni e le esportazioni dei beni e delle tecnologie indicati nell’allegato II del regolamento in questione.

Allo stesso tempo, la Commissione europea ha informato che, al momento, non possono considerarsi realizzate le condizioni necessarie per l’applicazione dell’accordo di libero scambio stipulato con l’Ucraina, che prevede un trattamento preferenziale alle merci ed ha avvisato gli operatori di non applicare, in nessun caso, un dazio preferenziale all’importazione nell’Unione di tutte le merci prodotte o esportate dalle regioni di Donetsk e Luhansk non controllate dal Governo ucraino.

Ma a preoccupare sono anche le ritorsioni che questo scenario ha nei confronti dell’economia mondiale e della supply chain.

Molte sono le imprese europee delocalizzate tra Russa e Ucraina e molti sono gli scambi commerciali che questi Paesi hanno con il resto del mondo.

Non va dimenticato che l’Ucraina è tra i primi ad avere maggiori riserve di minerali di uranio, titanio, manganese, ferro, mercurio e carbone; essa è anche un Paese agricolo ed è il principale esportatore mondiale di olio di girasole, mais, patate, segale, grano, uova e molto altro.

Così come è doveroso ricordare che nel 2019 la Russia era l’undicesima economia al mondo in termini di PIL e la tredicesima per esportazioni totali.

Le esportazioni russe riguardano prevalentemente Petrolio greggio e raffinato (circa $185 miliardi), Gas (circa $26 miliardi), e Grano (circa $8,14 miliardi), destinato principalmente in Cina ($58,1 miliardi), Paesi bassi ($ 41,7 miliardi), Germania ($ 18,9 miliardi) e Italia ($ 16,7 miliardi), ed importano prevalentemente auto, packaging, cementi, rame, turbine e Aerei, elicotteri e velivoli spaziali dalla Cina, Germania, USA e Italia.

La Russia è un mercato importante per l’export italiano e l’Ucraina è un mercato fondamentale per l’importazione di materia prima, soprattutto per il settore agroalimentare.

Questa situazione di guerriglia ha fatto si che l’attività nei porti Ucraini di Odessa e Mariupol è stata sospesa ed è alquanto necessario al momento evitare qualsiasi transito all’interno della Zee dell’Ucraina o della Russia all’interno del Mar Nero.

Non meno problematico sarà il trasporto camionistico e quello ferroviario per i treni provenienti dalla Cina.

L’Ics-International Chamber of Shipping ha lanciato un allarme relativo ai marittimi russi e ucraini, “che costituiscono il 14,5% della forza lavoro marittima globale, e all’esigenza di garantire la libertà di movimento di questi lavoratori chiave che garantiscono le forniture essenziali per la vita quotidiana”.

Quindi l’impossibilità di attivare rotte terrestre e ferroviarie spingerà sempre di più verso il traffico navale già congestionato e complesso.

Non ci sarà accenno alla diminuzione dei noli anzi non saranno esclusi aumenti, il transit time sarà ulteriormente approssimativo ed incerto e la pianificazione e la programmazione di approvvigionamenti e vendite destinata a saltare.

Praticamente una situazione di incertezza generalizzata e su più fronti che mette a dura prova la stabilità delle aziende nostrane.

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