L’egemonia sui mercati internazionali passa sempre, insegna la storia recente, da accordi bilaterali o multilaterali; e l’accordo comporta, in sé, sempre l’idea del compromesso; lo sanno bene i cinesi, che della capacità di negoziare ne hanno fatto un’arte. E così, ai pretenziosi europei, che chiedevano riforme in cambio della firma del Comprehensive Agreement on Investment, occorreva pur concedere qualcosa; ma ben altro era pronto. Il 1° gennaio sono entrati in vigore il nuovo Codice civile e i nuovi principi contabili, mentre il prossimo 1° giugno seguiranno le leggi sul diritto d’autore e sui brevetti ed entro l’anno la legge sulla protezione dei dati personali, mentre il 18 gennaio sarà realtà la legge sulla sicurezza degli interessi nazionali cinesi e il 27 gennaio la lista, aggiornata il 28 dicembre 2020, dei settori economici oggetto di investimenti stranieri. Ed ancora semplificazioni fiscali, sostenibilità e sicurezza chimica e biologica e, soprattutto, lo schema di attuazione per la costruzione di una società basata sul diritto 2020/2025, approvato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese lo scorso 7 dicembre. 28 paragrafi, raccolti in 7 parti, orizzonte la creazione entro il 2035 di una società basata sullo stato di diritto, in grado di tutelare i legittimi diritti dei cittadini, delle persone giuridiche e delle organizzazioni, spaziando dalla gestione del cyberspazio, in compliance con la normativa in materia di privacy, al perfezionamento della legislazione in materia di diritti di proprietà intellettuale, al potenziamento del commercio elettronico transfrontaliero.

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