In un lungo ed articolato documento, la FAO analizza la situazione drammatica del conflitto Russia-Ucraina e le possibili conseguenze che questo può portare nel mondo.

La FAO sostiene che al fine di prevenire o limitare gli impatti dannosi del conflitto sui settori alimentare e agricolo dovrebbe essere fatto ogni sforzo per mantenere aperto il commercio internazionale di alimenti e fertilizzanti per soddisfare la domanda interna e globale.

Le catene di approvvigionamento dovrebbero essere mantenute pienamente operative, compresa la protezione delle colture permanenti, del bestiame, delle infrastrutture di trasformazione alimentare e di tutti i sistemi logistici. Al fine di assorbire gli shock indotti dai conflitti e rimanere resilienti, i paesi che dipendono dalle importazioni alimentari dall’Ucraina e dalla Federazione Russa dovrebbero diversificare le fonti delle loro forniture alimentari facendo affidamento su altri paesi esportatori, sulle scorte alimentari esistenti o migliorando la diversità delle loro basi di produzione interna. Nei paesi che ospitano i rifugiati, l’accesso ai sistemi di protezione sociale esistenti e alle opportunità di lavoro dovrebbe essere facilitato anche eliminando le barriere legali all’accesso e, ove necessario, aumentando la capacità dei sistemi di protezione sociale dei paesi ospitanti di assorbire ulteriori carichi di lavoro.

I paesi colpiti da potenziali perturbazioni derivanti dal conflitto devono valutare attentamente le misure che mettono in atto rispetto al loro effetto potenzialmente dannoso sui mercati internazionali, anche a lungo termine. In particolare, occorre evitare restrizioni all’esportazione; esacerbano la volatilità dei prezzi, limitano la capacità di buffer del mercato globale e hanno impatti negativi nel medio termine.

La trasparenza del mercato e il dialogo politico dovrebbero essere rafforzati in quanto svolgono un ruolo chiave quando i mercati delle materie prime agricole sono in condizioni di incertezza e le perturbazioni devono essere ridotte al minimo per garantire che i mercati internazionali continuino a funzionare correttamente e che il commercio di prodotti alimentari e agricoli scorra senza intoppi.

Questi i principali punti della raccomandazione politica che la FAO auspica ai governatori.

Il rapporto poi è articolato e c’è un’attenta analisi anche sugli aspetti logistici dei generi alimentari.

Infatti, un’immediata fonte di preoccupazione riguarda l’impatto del conflitto in corso sulle infrastrutture di trasporto. Ciò include le infrastrutture interne che trasportano le esportazioni di cibo verso i porti marittimi lungo il Mar Nero, come Novorossiysk, Taman e Tuapse, che servono le spedizioni delle Federazioni Russe e verso i porti di Odessa e Mykolaiv, i principali porti di grano sfuso dell’Ucraina.

Ad oggi, mentre i porti russi del Mar Nero rimangono in funzione, l’Ucraina ha già sospeso tutte le operazioni di navigazione commerciale attraverso i suoi porti, mentre gli operatori privati del grano hanno rinviato le attività per salvaguardare la sicurezza dei propri dipendenti.

La perdita di capacità di trasporto marittimo nazionale da parte dell’Ucraina non può essere compensata da altri mezzi di trasporto, anche se le infrastrutture civili interne stradali e ferroviarie non dovessero essere interessate dal conflitto Più in generale, sebbene le navi marittime civili (comprese quelle per le spedizioni di generi alimentari) possano ancora transitare attraverso lo Stretto di Turchia (Dardanelli e Bosforo), esistono apprensioni per l’aumento dei premi assicurativi per le navi destinate ad attraccare nella regione del Mar Nero. Questi potrebbero esacerbare i già elevati costi del trasporto marittimo, aggravando ulteriormente i costi finali del cibo di provenienza internazionale pagati dagli importatori. Ciò è tanto più vero dal momento che lo Stretto di Turchia è un punto critico per il commercio internazionale di cereali. Si stima che un quinto delle esportazioni mondiali di grano e un sesto delle spedizioni mondiali di mais passino attraverso di esse, gran parte delle quali originarie della Federazione Russa, dell’Ucraina e del Kazakistan.

L’impatto di queste interruzioni potrebbe essere avvertito più direttamente dagli importatori del Vicino Oriente e del Regione del Nord Africa. La dipendenza di questi paesi dai cereali originari della Federazione Russa e dell’Ucraina è anche associata ai minori costi di spedizione derivanti dalla loro vicinanza fisica al bacino del Mar Nero.

Da qui si evince come la crisi è destinata ad acuirsi in maniera repentina se non si pone rimedio immediato al conflitto ed alla dipendenze di questi due paesi.

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