Le recenti misure statunitensi dirette contro Iran, Cuba e Russia (North Stream 2) si sono trasformate, indirettamente, in una sfida critica anche per l’Unione europea, poiché pretendono di dissuadere i partners economici sotto la giurisdizione dell’UE dall’impegnarsi con i paesi “canaglia”, assumendo, così, un’importante dimensione extraterritoriale, che colpisce le imprese e gli individui comunitari e, in ultima analisi, la sovranità dell’UE e dei suoi Stati membri. Un riesame dei regimi sanzionatori esistenti e del contesto geopolitico rivela che altri attori internazionali e, in particolare, la Repubblica popolare cinese potrebbero seguire l’esempio USA nell’utilizzo di tali misure. Il Parlamento europeo ha recentemente pubblicato lo studio “Extraterritorial sanctions on trade and investments and European responses”, mostrando come le sanzioni extraterritoriali rivelino importanti implicazioni economiche, oltre a sollevare questioni critiche relativamente alla loro legalità ai sensi del diritto internazionale generale, del diritto della WTO e di altre norme internazionali specifiche. La UE è particolarmente colpita da queste misure e ha già adottato alcune contromisure, che potrebbero essere migliorate e affiancate da interventi politici aggiuntivi.

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