La circolare n. 25/2025 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli interviene nuovamente sul tema della formazione doganale, confermando l’importanza crescente attribuita alla qualificazione e all’aggiornamento continuo dei responsabili delle questioni doganali. Si tratta di una materia particolarmente delicata, che chiama in causa non solo gli obblighi normativi, ma anche l’accesso alla formazione, il ruolo degli operatori economici e quello dei formatori, pubblici e privati. In linea con le circolari precedenti – in particolare la n. 27/2023 e la n. 6/2024 – il documento definisce con maggiore precisione i requisiti per l’organizzazione dei corsi di formazione “base” da 200 ore, necessari per ottenere la qualifica di responsabile delle questioni doganali nell’ambito dell’autorizzazione AEO e della rappresentanza doganale diretta. Fin qui nulla di particolarmente nuovo. Tuttavia, il passaggio significativo e meritevole di riflessione è quello che riguarda i corsi di aggiornamento professionale, che – in base alla nuova impostazione – diventano a loro volta soggetti a un procedimento di accreditamento preventivo presso l’Agenzia.
In particolare, la circolare stabilisce che, a seguito della determinazione direttoriale del luglio 2025, anche i corsi di aggiornamento da almeno 30 ore dovranno essere accreditati, previa verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi da parte dell’Ufficio AEO, compliance e grandi imprese. L’intento, da un lato, è comprensibile: assicurare omogeneità, qualità e tracciabilità dell’offerta formativa. Tuttavia, ci sono aspetti che non possono essere ignorati e che meritano un confronto più ampio. A cominciare da un punto essenziale: la stessa circolare fa ripetutamente riferimento ai contenuti delle precedenti disposizioni, in particolare alla circolare n. 6/2024, la quale non prevedeva l’obbligo di accreditamento per i corsi di aggiornamento, limitandosi a consentire una comunicazione facoltativa del programma. Tale richiamo, così esplicito, porta a ritenere che – quantomeno per i corsi già svolti o attualmente in corso – debbano valere le condizioni stabilite per l’anno 2024. È una posizione che non solo appare coerente con la ratio della norma, ma soprattutto è necessaria per garantire la certezza del diritto e tutelare il legittimo affidamento di enti, professionisti e partecipanti che si sono organizzati nel pieno rispetto delle regole allora vigenti.
Ma c’è di più. La stessa norma primaria – l’art. 31, comma 2, lett. c), Allegato I al D.Lgs. n. 141/2024 – impone la frequenza biennale di corsi di aggiornamento della durata minima di 30 ore “inerenti alle materie oggetto dei corsi accreditati dall’Agenzia”. Ora, un’interpretazione letterale e logica del testo induce a ritenere che ciò che deve essere coerente con l’accreditamento siano le materie trattate, non necessariamente il corso in sé. In altri termini, non si dice che l’aggiornamento debba essere erogato da un soggetto accreditato, ma che i contenuti debbano essere riconducibili alle stesse tematiche oggetto dei corsi accreditati. È una distinzione sottile, ma fondamentale, che se ignorata porta a una lettura estensiva e, francamente, discutibile della norma. Sostenere che anche i corsi di aggiornamento debbano passare attraverso un sistema rigido di accreditamento significa introdurre un sistema altamente selettivo e potenzialmente escludente, nel quale solo una ristretta cerchia di enti può legittimamente erogare formazione. Il rischio concreto è quello di marginalizzare – o addirittura estromettere – i professionisti, le società di consulenza e i docenti specializzati che da anni costituiscono un punto di riferimento reale per imprese e operatori.
Un sistema così impostato finisce per penalizzare l’aggiornamento continuo e tempestivo, e soprattutto soffoca quell’ecosistema formativo dinamico, competente e profondamente radicato nella realtà del lavoro doganale. Non va dimenticato, infatti, che la materia doganale è in continua evoluzione: nuovi regolamenti, orientamenti giurisprudenziali, interpretazioni dell’ADM, direttive europee, sanzioni, compliance, sicurezza e sostenibilità sono tutti temi che richiedono un aggiornamento costante, flessibile, e spesso personalizzato sulle esigenze dei singoli operatori economici. È anche per questo che da anni collaboriamo come docenti in corsi di formazione accreditati e svolgiamo attività formativa specifica e modulata, anche tailor made, per aziende, professionisti e operatori del settore. Non solo seguiamo l’evoluzione normativa passo dopo passo, ma costruiamo contenuti su misura, chiari, utili e applicabili, che aiutano i nostri interlocutori a essere davvero conformi, davvero aggiornati, e soprattutto davvero consapevoli del proprio ruolo.
In un momento in cui la normativa impone regole sempre più rigorose e gli spazi di manovra sembrano restringersi, riteniamo fondamentale continuare a garantire formazione di qualità, erogata da professionisti che conoscono profondamente il settore e i suoi protagonisti. Ed è proprio per questo che invitiamo imprese, responsabili doganali, operatori AEO e rappresentanti doganali a confrontarsi con noi, a verificare le soluzioni formative disponibili, a costruire insieme percorsi realmente utili e compatibili con le nuove regole. La compliance doganale passa anche, e soprattutto, dalla qualità della formazione. E su questo, noi ci siamo.