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Chi si ferma è perduto!

Chi si ferma è perduto!

 I grandi operatori della logistica e dei trasporti che agiscono su scala globale ci chiedono maggiore omogeneità nei processi dei diversi porti. Processi e prassi differenti comportano infatti diseconomie anche per gli operatori e gli imprenditori del settore. Con il nostro progetto vogliamo proprio arrivare ad una maggiore standardizzazione dei processi doganali, reingegnerizzandoli, rendendoli più semplici e omogenei sul territorio. La soluzione messa a punto dall’Agenzia ha il vantaggio di essere aperta al dialogo con qualsiasi sistema informativo attualmente utilizzato dalle Autorità portuali e valorizza le sinergie tra tutti gli attori coinvolti”.

Non rivestono, certo, il pathos delle parole pronunciate da Sir Winston Churchill il 13 maggio 1940 alla Camera dei Comuni di Londra, consapevoli presaghe di una storica tragedia; né l’epica drammaticità latina delle frasi sgorgate dalle labbra di Juan Domingo Peròn il 17 ottobre 1945 a Buenos Aires, alba di una nuova Argentina.

Non meriterà, dunque, di essere annoverato, a ragione, tra i discorsi che hanno fatto la storia; ma la dissertazione profusa a Roma lo scorso 18 giugno, in materia di digitalizzazione dell’attività portuale, dal Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ai rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Comando generale della Guardia di finanza, del Comando generale delle Capitanerie di porto, delle Autorità di sistema portuale, dell’Agenzia per l’Italia digitale e di Sogei, suggerisce qualche considerazione.

Il Codice Doganale dell’Unione riconosce come il completamento del mercato interno, la riduzione degli ostacoli al commercio e agli investimenti internazionali e l’accresciuta necessità di garantire la sicurezza alle frontiere esterne dell’Unione abbiano profondamente modificato il ruolo delle autorità doganali, divenute ora titolari di una funzione guida nella catena logistica e, in considerazione della loro attività di monitoraggio e gestione del commercio internazionale, un catalizzatore della competitività dei Paesi e degli operatori economici.

La disciplina vigente deve, dunque, riflettere la nuova realtà economica e la nuova dimensione del ruolo e del compito delle dogane, accompagnando e proteggendo i soggetti economici virtuosi nel susseguirsi delle transazioni internazionali.

Ecco, in tal modo, declinato il concetto di partnership tra autorità doganale e operatore economico, che vede, in un rapporto sinallagmatico, quest’ultimo quale fornitore di informazioni, trasmesse in via telematica e precedenti l’arrivo della merce, nella fase di gestione del rischio; e la prima garante di un conseguente rapido svincolo delle merci, frutto di controlli mirati e semplificazione e telematizzazione delle procedure.

Semplificazione quale diretta e naturale conseguenza di una corretta attività di gestione del rischio doganale, già profetizzata dai servizi della Commissione UE (COM(2012) 793 dell’8 gennaio 2013): “……Uno stretto impegno congiunto con gli operatori economici è necessario per conseguire i desiderati standard di dati per l’analisi del rischio, per facilitare la circolazione efficiente del commercio legale e per meglio combattere il commercio illegale. Tutto ciò, insieme ad un miglior scambio sistematico delle informazioni sul rischio e ad un maggior coordinamento tra le autorità doganali e le altre autorità o agenzie, nonché una più stretta cooperazione internazionale, rafforzerà la sicurezza e l’integrità della catena di approvvigionamento……”.

Come molte altre giurisdizioni e in linea con le policies internazionali, la UE dispone di un quadro politico comune destinato ad affrontare i rischi e accelerare il commercio legittimo; al di là dell’adozione di specifiche normative in materia, le singole autorità doganali devono adottare azioni dirette alla revisione delle procedure di controllo, delle procedure operative e delle relative risorse.

Nel rispetto del principio di “smart borders”, frontiere intelligenti per un commercio, un viaggio e un trasporto senza ostacoli, declinato dalla WCO.

E nel quadro del “Piano triennale 2019/2021 per la digitalizzazione della catena logistica” elaborato dall’Agenzia per l’Italia digitale.

Il quale, in un approccio olistico e once only vede nella per l’integrazione dei processi, nello sviluppo dell’analisi dei rischi per un solo controllo integrato, nell’approccio full digital per le imprese le chiavi per il passaggio dalle smart cities al paradigma smart landscape, che considera il sistema nella sua complessità, valutando gli impatti sociali, economici ed ambientali dell’introduzione di processi innovativi digitalizzati e di tecnologie emergenti.

La sfida: progettare soluzioni e sistemi adatti alle esigenze dei diversi soggetti attori della catena logistica, un doveroso riguardo ai porti e all’interazione smart tra città e porto, inscindibile unione sociale ed economica che ha garantito fama e prosperità ai porti del Nord Europa, anello di congiunzione tra il Piano triennale e la proattività dell’Agenzia delle Dogane scandita dalle parole del suo Direttore.

Quindi: integrazione dei servizi, con una completa digitalizzazione della catena logistica; soluzioni smart basate sull’utilizzo di fast corridors e nodi logistici interconnessi; ottimizzazione di costi e tempi di spostamento delle merci, garantendo safety & security.

Fascino dello sconosciuto o timore dell’incomprensibile?

Vedere molto, soffrire molto, e studiare molto, sono i tre pilastri dell’apprendimento.

Chi si ferma è perduto.

Totò docet.



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