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Dazi supplementari per le auto elettriche

By 27 Giugno 2024No Comments

In conformità al regolamento (UE) 2016/1037 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, sulla protezione contro le importazioni sovvenzionate da paesi non membri dell’Unione europea e per quanto riguarda le norme antisovvenzioni nell’inchiesta relativa alle importazioni di nuovi veicoli elettrici a batteria progettati per il trasporto di persone originari della Repubblica popolare cinese, è opportuno aiutare i lettori a meglio interpretare i documenti pubblicata dalla Commissione, partendo dal presupposto che i prodotti soggetti ai dazi compensativi provvisori (fino al 38%) sono i veicoli elettrici a batteria nuovi, progettati principalmente per il trasporto di nove persone o meno, compreso il conducente, attualmente rientranti nel codice NC ex 8703 80 10 (codice TARIC 8703 80 10 10) e originario della Repubblica popolare cinese.

I dazi supplementari si aggiungono all’attuale dazio del 10% sulle auto, il che significa che le auto elettriche prodotte in Cina dovranno scontare dazi totali fino al 48%.

La Cina ha immediatamente reagito, promettendo di “adottare con risolutezza tutte le misure necessarie per difendere con fermezza i legittimi diritti e interessi delle aziende cinesi”.

La mossa fa seguito a un’indagine durata nove mesi su presunti sussidi statali ingiusti ai veicoli elettrici a batteria (BEV) cinesi, tra cui marchi importanti come BYD, Geely e SAIC di Shanghai, che possiede il marchio britannico MG e ha una joint venture con Volkswagen in Cina.

Bruxelles applicherà cinque livelli di tariffe.

I produttori di veicoli elettrici che hanno collaborato con gli investigatori dell’UE dovranno affrontare un dazio dal 17% al 21%, mentre quelli che non lo hanno fatto saranno colpiti dalla tariffa più alta del 38,1%.

I produttori europei si stanno preparando a misure di ritorsione.

Il valore di tutti i veicoli UE esportati è stimato a quasi 200 miliardi di euro nel 2023, rendendo la Cina il terzo mercato più importante del blocco in termini di quota (%) dopo Stati Uniti e Regno Unito.

La mossa ha acuito le tensioni in Germania, che vuole proteggere le sue esportazioni verso il massiccio mercato cinese.

L’iter seguito dalla commissione, come previsto dal regolamento anti sovvenzioni ha previsto l’obbligo di pre-comunicare alle parti interessate la prevista istituzione di misure provvisorie.

Le società incluse nel campione hanno la possibilità di fornire commenti solo sull’accuratezza dei calcoli. Successivamente, al più tardi entro il 4 luglio 2024, la Commissione pubblicherà nella Gazzetta ufficiale un regolamento che spiega in dettaglio le risultanze provvisorie che hanno portato a questo livello di dazi.

I dazi entrerebbero così in vigore il giorno successivo alla pubblicazione.

A partire dal giorno successivo alla pubblicazione, i dazi provvisori saranno coperti da una garanzia (nella forma decisa dalle dogane di ciascuno Stato membro).

Infine, verrebbero riscossi solo se e quando verranno istituiti dazi definitivi.

L’eventuale riscossione retroattiva dei dazi sulle importazioni registrata a partire da 90 giorni prima della data di istituzione delle misure provvisorie (ad esempio a partire dal 5 aprile 2024, se i dazi entrano in vigore il 5 luglio 2024) verrebbe affrontata in una fase successiva nell’indagine, che deciderebbe se sono soddisfatte le condizioni legali per una tale riscossione retroattiva.

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