L’Autorità Nazionale UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) ha pubblicato il nuovo fac-simile di End Use Statement (EUS), il documento che accompagna le richieste di autorizzazione all’esportazione di beni a duplice uso e che consente all’Autorità di valutare il destinatario finale, l’utilizzo previsto dei prodotti e i rischi connessi all’operazione. Il nuovo modello è stato reso disponibile il 19 maggio 2026 ed è immediatamente utilizzabile per le pratiche presentate tramite il portale e-Licensing.
La novità non consiste semplicemente nell’aggiornamento di un modulo amministrativo. L’End Use Statement rappresenta infatti uno dei documenti più importanti nell’ambito delle esportazioni di beni dual use, poiché costituisce la dichiarazione ufficiale dell’utilizzatore finale e permette all’Autorità italiana di verificare che i prodotti esportati non siano destinati a utilizzi contrari alla normativa europea in materia di sicurezza internazionale, non proliferazione e tutela dei diritti umani. Per questo motivo il nuovo modello merita particolare attenzione da parte delle aziende che operano in settori ad alta tecnologia e che esportano prodotti soggetti al Regolamento (UE) 2021/821.
L’UAMA ha previsto un periodo transitorio che consentirà agli operatori di continuare a utilizzare il precedente fac-simile fino al 1° settembre 2026. Dopo tale data, saranno accettati modelli redatti secondo il vecchio formato esclusivamente se firmati dall’utilizzatore finale prima del 19 maggio 2026. Per tutte le nuove richieste sarà quindi opportuno adeguarsi quanto prima alla nuova documentazione, evitando il rischio di integrazioni documentali o rallentamenti nell’istruttoria delle autorizzazioni.
Analizzando il nuovo modello emerge una struttura più dettagliata rispetto al passato. Oltre alle tradizionali informazioni relative all’utilizzatore finale, al destinatario e all’esportatore italiano, vengono richieste indicazioni più puntuali sul settore di attività dell’end user e sulla sua eventuale affiliazione o connessione con organismi governativi, della difesa o della sicurezza. Si tratta di informazioni che assumono un’importanza crescente nell’ambito delle valutazioni di rischio effettuate dalle autorità competenti, soprattutto in un contesto geopolitico caratterizzato da controlli sempre più stringenti sulle esportazioni di tecnologie sensibili.
Particolare attenzione deve essere riservata alla sezione dedicata all’utilizzo finale dei beni. Il nuovo EUS richiede infatti una descrizione dettagliata delle finalità specifiche per cui i prodotti saranno impiegati, nonché l’indicazione della localizzazione effettiva in cui verranno utilizzati. Inoltre, l’utilizzatore finale dovrà dichiarare espressamente se i beni sono destinati a finalità civili, militari o a entrambe le tipologie di impiego.
Questa richiesta conferma un orientamento ormai consolidato delle autorità di controllo: non è più sufficiente conoscere il destinatario della merce, ma diventa essenziale comprendere in modo approfondito il contesto di utilizzo del prodotto e l’intera catena di destinazione. Per gli esportatori ciò significa dedicare maggiore attenzione alla fase di raccolta delle informazioni dal cliente estero, verificando che i dati riportati nell’End Use Statement siano completi, coerenti e perfettamente allineati con quelli indicati nella domanda di autorizzazione.
Un altro elemento particolarmente significativo riguarda le dichiarazioni di impegno richieste all’utilizzatore finale. Il nuovo modello introduce infatti una serie di attestazioni specifiche relative all’impiego dei beni dual use, ai prodotti collegati al settore nucleare, ai beni soggetti alle restrizioni previste dal Regolamento (UE) 2019/125 e ai prodotti di cyber-sorveglianza. L’end user deve inoltre impegnarsi formalmente a non vendere, trasferire, deviare durante il trasporto o riesportare i beni senza la preventiva autorizzazione scritta dell’UAMA.
Dal punto di vista operativo, il documento contiene alcune indicazioni che gli esportatori dovrebbero tenere in particolare considerazione. L’End Use Statement deve essere compilato integralmente, senza modifiche al modello predisposto dall’Autorità, deve essere redatto in forma dattiloscritta e deve riportare una firma autografa dell’utilizzatore finale. Non sono quindi ammesse alterazioni del format o firme elettroniche in sostituzione della sottoscrizione manuale prevista dal fac-simile.
L’UAMA ricorda inoltre che i dati riportati nell’EUS devono coincidere perfettamente con quelli inseriti nella domanda di autorizzazione caricata sul portale e-Licensing. Qualora emergano differenze o incongruenze, l’esportatore sarà tenuto a fornire apposita spiegazione mediante una dichiarazione sottoscritta dal proprio legale rappresentante.
Si tratta di un aspetto che non deve essere sottovalutato. L’esperienza operativa dimostra infatti che una parte significativa delle richieste di integrazione formulate dall’Autorità durante l’istruttoria delle pratiche dual use deriva proprio da incoerenze documentali tra la domanda di autorizzazione, la documentazione commerciale e le dichiarazioni dell’utilizzatore finale. L’adozione del nuovo modello rappresenta quindi anche un’occasione per le imprese di rivedere i propri processi interni di raccolta e verifica delle informazioni necessarie per l’ottenimento delle autorizzazioni.
Infine, il documento richiama l’attenzione sulle responsabilità degli operatori in materia di conservazione della documentazione relativa alle esportazioni dual use, ricordando che la normativa prevede sanzioni amministrative comprese tra 15.000 e 90.000 euro in caso di violazione degli obblighi di tenuta, conservazione ed esibizione della documentazione prevista dalla disciplina vigente.
Le imprese che esportano beni a duplice uso dovrebbero verificare immediatamente la propria modulistica interna, aggiornare le procedure di raccolta degli End Use Statement e informare clienti, distributori e utilizzatori finali esteri dell’introduzione del nuovo fac-simile. Anticipare l’adozione del nuovo modello consentirà di evitare criticità documentali quando terminerà il periodo transitorio previsto dall’UAMA.
In un contesto caratterizzato da controlli sempre più rigorosi sulle esportazioni di beni dual use, la qualità della documentazione presentata rappresenta un elemento determinante per ottenere le autorizzazioni nei tempi previsti e ridurre il rischio di richieste integrative o contestazioni da parte delle autorità competenti.
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