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La riforma del TULD

By 2 Aprile 2024No Comments

Ne abbiamo già parlato qui, ma è arrivato il momento di entrare nel dettaglio di alcuni articoli che portano pensieri e preoccupazioni per una materia che va in un’altra direzione rispetto all’Unione Europa ed agli altri stati membri.

Quella che doveva essere una boccata di ossigeno si è rivelata, almeno per ora, un gran caos.

Dalla prima lettura del testo, si evince un fortissimo coinvolgimento della guardia di finanza per tutte le tematiche inerenti i controlli all’atto dello sdoganamento, i controlli a posteriori, e i controlli sui mezzi fuori e dentro gli spazi doganali. Una collaborazione stringente tra amministrazioni con visioni e forma mentis differenti, che non snelliscono affatto l’esecuzione del controllo ma lo ingessano gravando sulle aziende che invece vedevano in questa riforma la tanto semplificazione promossa a livello unionale.

Nulla si dice infatti a come ci si comporti dinanzi ad un operatore autorizzato AEO. E’ soggetto ai medesimi controlli? con la stessa frequenza? Qual è il vantaggio di un’autorizzazione di affidabilità nella lettura del nuovo TULD? e si, continuo a chiamarlo TULD perché il nome proposto “disposizioni nazionali complementari al codice doganale dell’Unione” è aberrante.

Sempre in tema di controlli, sarebbe stato il caso, di richiamare la Legge 21 febbraio 2014, n. 9 di Conversione in legge, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, dove all’art. 5 è stato introdotto il comma 2-bis. che recita “….. omissis…. I procedimenti amministrativi che si svolgono contestualmente   alla   presentazione   della    merce    ai    fini dell’espletamento delle  formalita’  doganali,  sono  conclusi  dalle amministrazioni competenti nel  termine  massimo  di  un’ora  per  il controllo documentale e di cinque ore per la visita delle merci.  Nel caso di controllo che richieda accertamenti di natura tecnica, anche ove occorra  il  prelevamento  di  campioni,  i  tempi  tecnici  per conoscere i relativi esiti non possono superare  i  tre  giorni”;

ovvero tempi certi di esecuzione dei controlli, ad oggi mai rispettati dalle amministrazioni e mai fatte valere dagli operatori economici e dagli spedizionieri. Così come non viene nemmeno considerata l’ultima nata nel mondo della prassi doganale (circolare 23 del dicembre 2023) che andava nella direzione dello svincolo delle merci in favore dell’operatore economico.

Insomma, tutto molto NON in linea con le altre disposizioni nostrane e unionali.

Un tuffo indietro di molti, molti, anni.

E come ci relazioneremo poi la dogana Europea? soprattutto dopo che il nostro Direttore generale ha proposto Roma come sede della dogana europea?

come glielo spieghiamo agli altri Stati membri che da noi diventa molto più complicato di ora sdoganare la merce?

avremmo poi speranza che una qualsiasi multinazionale ci scelga come base per lo sdoganamento centralizzato?

secondo me, faremo molta fatica.

Affrontiamo ora le novità più importanti:

  1. Con riferimento all’ambito penale, sarà l’autorità giudiziaria a decretare se l’illecito commesso ha rilevanza penale. Attualmente è l’Agenzia delle dogane che opera una preliminare verifica sull’elemento soggettivo della violazione, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica ove ritenga sussistente il reato di contrabbando, con l’entrata in vigore del nuovo decreto vi sarà l’obbligo, per le Dogane, di trasmettere la notizia di reato all’autorità giudiziaria in tutti i casi in cui l’ammontare dei diritti di confine accertati sia superiore a 10.000 euro o quando ricorrono i presupposti del contrabbando aggravato (art. 88, c. 2). A seguito del vaglio preliminare, se l’Autorità giudiziaria ritiene sussistenti gli elementi del dolo trattiene a sé il relativo fascicolo. In caso contrario, ritrasmetterà gli atti ad ADM, per l’irrogazione di una sanzione amministrativa.
  1. le sanzioni: eliminata la struttura del vecchio 303 la nuova architettura vede una divisione tra sanzioni di natura penali e sanzioni di natura amministrative. Nel caso più comune agli operatori economici è sovente la configurazione di tale ipotesi: ”Chiunque dichiara qualità, quantità, origine e valore delle merci nonché ogni altro elemento occorrente per l’applicazione della tariffa e per la liquidazione dei diritti in modo non corrispondente all’accertato è punito con la multa dal 100 al 200 per cento dei diritti di confine dovuti o dei diritti indebitamente percepiti o indebitamente richiesti in restituzione”. Se questa violazione viene rilevata come non costituente reato (contrabbando) si applica la sanzione amministrativa compresa tra l’80 e il 150% dei diritti di confine (art. 96, comma 14). La derubricazione a illecito amministrativo da parte dell’autorità giudiziaria comporta un’altra rilevante conseguenza,  la non applicazione della confisca, prevista invece come obbligatoria nei casi di contrabbando. Tale sanzione, può essere ridotta in presenza di alcune attenuanti. Se, invece, l’autorità giudiziaria ritiene sussistente l’elemento del dolo, mantiene presso di sé il relativo fascicolo e prende vita il procedimento penale. oltre alla confisca amministrativa delle merci oggetto dell’illecito o dell’equivalente in denaro.
  2. Il terzo punto riguarda l’Iva all’importazione come diritto di confine di cui abbiamo già parlato, ma giova precisare alcune cose. Il nuovo L’art. 27 definisce i “diritti doganali” come tutti i diritti riscossi dall’Agenzia delle dogane in forza dei vincoli UE o nazionali. Fra i diritti doganali di cui al comma 1 costituiscono diritti di confine, oltre ai dazi all’importazione e all’esportazione previsti dalla normativa unionale, i prelievi e le altre imposizioni all’importazione o all’esportazione, i diritti di monopolio, le accise, l’imposta sul valore aggiunto e ogni altra imposta di consumo, dovuta all’atto dell’importazione, a favore dello Stato”. Quindi, l’Italia rientra, ufficialmente e dichiaratamente nei pochi Stati che vanno contro i principi della Corte di giustizia Europea che ha sempre sostenuto che i rappresentanti doganali indiretti, erano stati esonerati dall’obbligo di corrispondere, in solido con l’importatore, la maggiore Iva contestata, avendo previsto una norma che di fatto riconosce la piena responsabilità dei rappresentanti doganali. Le deviazioni di traffico sono sempre più vicine…

Quanto sopra è davvero un punto di vista critico di chi, come me, conosce le aziende e l’operatività.

Spero che si faccia ancora in tempo a rivedere qualcosa, altrimenti saremo completamente in contro tendenza rispetto al nord Europa e ne pagheremo tutti le conseguenze.

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