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Le difficoltà della reingegnerizzazione import

By 25 Luglio 2022No Comments

Quel matrimonio non s’ha da fare, come disse uno dei bravi di Don Rodrigo verso Don Abbondio per citare un pezzo importante della cultura italiana dei “promessi sposi”.

È un po’ questa la sventura che sta colpendo gli informatici doganali che proprio non riescono a trovare la quadra che faccia funzionare il nuovo sistema H.

Dal così detto Dday del 9 di giugno è stata una discreta salita con molti ostacoli che ha portato a fare un passo indietro. Come si evince dall’ultimo comunicato di ADM si invita gli operatori a ritornare al vecchio sistema IM, almeno fino a quando i gap non saranno colmati.

Questa è l’annosa vita del gambero, un passo avanti e due indietro.

Ma se il gambero in questione è ADM, forse, qualche problema c’è.

Se solo avessero testato i nuovi sistemi con gli operatori prima di renderli obbligatori, se solo avessero trovato un sistema diverso dalla firma remota che genera costi continui senza benefici, se solo avessero proceduto per step sensati sicuramente non saremmo arrivati a questo.

Il sistema H funziona solo se si gestiscono importazioni classiche, senza regimi speciali, senza agevolazioni, senza revisioni, senza niente.

Ma la vita doganale è fatta di regimi, di agevolazioni, di autorizzazioni che permettono di meglio gestire il flusso di merce e di cassa e non si può incagliare la logistica e lo sdoganamento per errori informatici non precedentemente testati e considerati.

Chi pagherà i ritardi per inefficienze non imputabili ad operatori ed aziende?

Con quali giustificazioni, dopo aver adeguatamente sponsorizzato il nuovo sistema di torna al vecchio?

E alle aziende chi ci pensa?

Prima gli MRN, il PUD, le registrazioni, gli XML e dopo un bel “abbiamo scherzato” e mettiamo in stand-by quanto detto nei mesi precedenti.

Ricordiamoci che la tecnica doganale non può essere sostituita dall’informatica.

L’informatica deve servire come mezzo ma alla base deve esserci una conoscenza delle norme e delle prassi altrimenti è tutto da riscrivere.

E quando si riscrive si impiaga più tempo e di tempo non ne abbiamo molto.

Forse qualche poltrona dovrebbe saltare per tentare di salvare, almeno la faccia, ricordandosi però che non si vive di immagini ma di sostanza e purtroppo, in questa occasione, di sostanza se ne è dimostrata molto poca.

Una volta c’erano i tavoli tecnici dove si sedavano oltre agli informatici anche i doganalisti ed i consulenti e si cercava la soluzione migliore.

I tavoli tecnici sono stati sostituiti dagli open hearing e dagli incontri con le associazioni di categoria lasciando fuori i rappresentanti delle aziende, direttamente coinvolte nel processo.

È vero noi non siamo Olandesi ma la normativa doganale è uguale e soprattutto ADM ha perso di vista la partnership dogana-azienda sostituendola con dogana-informatici o dogana-spedizionieri.

Il codice parla alle aziende e, se, nei processi di reingegnerizzazione non si mette questo davanti a tutto difficilmente si ottiene il risultato sperato.

Il processo deve essere fruibile anche a costo di rivedere le prassi attuate dagli operatori e rendere armoniosa la gestione dei traffici.

Quindi aziende non siate confuse se un giorno vi arriva una dichiarazione doganale con l’MRN che dovrete cercare nel PUD ed il giorno dopo, magari per la stessa merce, vi arriva la vecchia bolletta doganale priva dell’MRN.

È l’Italia!

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