La Fase 2.

Un miraggio.

Non si sa né quando inizierà, né quali libere restrizioni comporterà.

Ma è già qualcosa, l’idea che la Fase 1 finirà, prima o poi, il sentore di quel profumo di libertà, benchè vigilata, cui oggi le mascherine impediscono di irrigare i polmoni.

Nella Fase 2 si riparte.

Se nella Fase 1 si evitano le sabbie mobili.

E mentre è alle viste un elaborato decreto pasquale, più desiderato dell’uovo di cioccolato, sperando di non rimanere delusi dalla sorpresa, anche l’Unione europea (Commissione UE, Comunicazione 20 marzo 2020) prende atto della crisi non più latente, ma ben evidente, deroga alla disciplina sugli aiuti di Stato, rinuncia agli odiati vincoli di bilancio e disegna un quadro temporaneo per sostenere le economie provate dal virus:

i. sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali selettive e acconti;

ii. garanzie di Stato per prestiti bancari contratti dalle imprese;

iii. prestiti pubblici agevolati alle imprese;

iv. garanzie per le banche che veicolano gli aiuti di Stato all’economia reale;

v. assicurazione del credito all’esportazione a breve termine.

Dallo scorso 19 marzo, tali misure sono in vigore.

Ma non basta.

“La Commissione ritiene che, oltre a garantire l’accesso alla liquidità e ai finanziamenti, sia anche cruciale agevolare le attività di ricerca e sviluppo in materia di COVID-19 e sostenere la costruzione e l’ammodernamento degli impianti di prova per prodotti connessi al COVID-19 nonché la creazione di capacità supplementari per la produzione dei prodotti necessari per rispondere alla pandemia. Tali prodotti comprendono: i medicinali (inclusi i vaccini) e i trattamenti, i relativi prodotti intermedi, i principi attivi e le materie prime per uso farmaceutico; i dispositivi medici, le attrezzature ospedaliere e mediche (compresi i ventilatori meccanici, gli indumenti e i dispositivi di protezione e gli strumenti diagnostici) e le materie prime necessarie; i disinfettanti e i relativi prodotti intermedi e le materie prime chimiche necessarie per la loro produzione e gli strumenti di raccolta e trattamento dei dati.

È inoltre fondamentale, nell’attuale contingenza, preservare l’occupazione. Differire il pagamento delle imposte e dei contributi previdenziali può rappresentare uno strumento prezioso per ridurre i problemi di liquidità delle imprese e preservare l’occupazione…Analogamente, gli Stati membri, al fine di preservare l’occupazione, possono prevedere contributi ai costi salariali delle imprese che, a causa della pandemia di COVID-19, dovrebbero altrimenti licenziare del personale” (Commissione UE, Comunicazione 4 aprile 2020).

A decorrere dal 3 aprile, quindi, via libera alle politiche di finanziamento di aiuti:

i. per la ricerca e lo sviluppo in materia di COVID-19;

ii. agli investimenti per le infrastrutture di prova e upscaling;

iii. agli investimenti per la produzione di prodotti connessi al COVID-19;

iv. sotto forma di differimento delle imposte e/o dei contributi previdenziali;

v. sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari dei dipendenti per evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID-19.

L’emergenza economica preoccupa e spaventa quanto e più dell’emergenza sanitaria, in quanto destinata a sopravviverle peer un tempo, ad oggi, non preventivabile; scongiurare una crisi di povertà senza uguali necessita di misure senza uguali e tutti, UE in testa, chi più, chi meno, si stanno muovendo in tale direzione.

Chi più, chi meno.

Misure che valgono il 2% del PIL in Francia, lo 0,7% del PIL in Spagna (cui devono aggiungersi, tuttavia, garanzia pubbliche su prestiti a imprese e lavoratori autonomi, per un totale di circa € 100 miliardi), il 4,5% del PIL in Germania (e sono davvero tanti soldini…), giusto per rimanere nel vecchio continente.

Noi, aspettiamo Pasqua e sapremo.

Con la speranza di riuscire a vederne finalmente qualcuno de visu, di tutti questi milioni promessi.

The show must go on

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