All’indomani del vertice UE-Cina, molte sono state le conferenze stampe e le opinioni diffuse post incontro, ma a distanza di quasi un mese non vi è nessuna prospettiva di schieramento o critica della potenza asiatica contro il Cremlino.

La Cina è stata a lungo criticata dai leader occidentali per la sua posizione neutrale sull’aggressione russa all’Ucraina, e, questa settimana, ha cercato di limitare i danni con le nazioni dell’Europa centro-orientale, a seguito dei vari summit tenuti da Huo Yuzhen, rappresentante speciale di Pechino per il Fondo di cooperazione per gli investimenti Cina-Europa centrale e orientale (PECO), in Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Polonia, ma con scarso esito.

Finora Pechino si è rifiutata di condannare Mosca per la sua aggressione militare e ha riaffermato il suo impegno per una solida relazione bilaterale.

L’intelligence statunitense ha affermato che la Russia ha chiesto alla Cina assistenza militare ed economica, e questo scatenato immediate reazioni di preoccupazione dei leader europei raffreddando i rapporti economici e commerciali tra le parti.

È opportuno ricordare che, a causa della questione Lituania, Bruxelles ha avviato una causa contro la Cina in senso alla WTO accusando Pechino di aver intrapreso “pratiche discriminatorie” contro la Lituania rifiutandosi di sdoganare le merci importate dal paese baltico.

Questo per sottolineare i rapporti già tesi fra le due potenze.

Va anche notato che l’unità dell’Ue è stata rafforzata dalla guerra alle sue porte e che di conseguenza, non solo le posizioni della Russia, ma anche della Cina potrebbero indebolirsi notevolmente.

Quindi quali scenari dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro? Si parla fortemente di regionalismo o di un nuovo assetto alla globalizzazione tra “paesi amici” ma al momento non sussistono le basi economiche per far fronte ad un’ipotesi che veda tagliata fuori la Cina dal prossimo asset commerciale.

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