Una telefonata allunga la vita, chiosava un celeberrimo spot pubblicitario del tempo che fu.

I telefoni, nella foggia del mondo antico, si sono estinti, le modalità di comunicazione si sono evolute, la digitalizzazione ha facilitato il pensionamento dei sistemi analogici, certo, ma le questioni legate alla trasmissione, veloce e sicura, di dati e informazioni rimane al centro del dibattito tecnologico e giuridico.

La Commissione europea ha presentato, nello scorso mese di febbraio, al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni la propria strategia europea per i dati.

Premessa: i dati ridefiniranno il nostro modo di produrre, consumare e vivere, generando benefici percepibili in ogni singolo aspetto della nostra vita: da un consumo energetico più consapevole alla tracciabilità dei prodotti, dei materiali e degli alimenti, da una vita più sana a una migliore assistenza sanitaria.

Svolgimento: “I dati sono la linfa vitale dello sviluppo economico: sono la base di molti nuovi prodotti e servizi e generano guadagni in termini di produttività ed efficienza delle risorse in tutti i settori economici, rendendo possibili prodotti e servizi più personalizzati, un miglioramento del processo di elaborazione delle politiche e un potenziamento dei servizi pubblici……Rendere disponibile un maggior numero di dati e migliorarne le modalità di utilizzo è inoltre fondamentale per far fronte alle sfide sociali, climatiche e ambientali, contribuendo allo sviluppo di società più sane, più prospere e più sostenibili. Ciò porterà, per esempio, a politiche migliori per il conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo. Allo stesso tempo, l’impronta ambientale attuale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), dovuta in gran parte a centri di dati, servizi cloud e connettività, è stimata a un valore compreso tra il 5 e il 9 % del consumo totale di energia elettrica a livello mondiale e a più del 2 % di tutte le emissioni. La strategia digitale dell’UE “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” propone misure per la trasformazione verde del settore delle TIC”.

E via, oltre trenta pagine per illustrare i pilastri (sostantivo tanto caro agli organismi governativi europei) alla base della prospettazione dei commissari, le azioni principali suggerite, i loro effetti sui settori dei trasporti e dell’automotive.

Per concludere che “La posta in gioco è alta, poiché il futuro tecnologico dell’UE dipende dalla sua capacità di sfruttare i suoi punti di forza e cogliere le opportunità offerte dalla produzione e dall’utilizzo sempre maggiori dei dati. Un metodo europeo per la gestione dei dati garantirà che siano disponibili più dati da utilizzare in campo economico e per affrontare le sfide sociali, rispettando e promuovendo al tempo stesso i nostri valori comuni europei. Per garantire il suo futuro digitale, l’UE non può lasciarsi sfuggire le opportunità offerte dall’economia dei dati”.

Memore di cotanti ambiziosi e impegnativi propositi, sempre la Commissione UE li ha calati nel nefasto periodo attuale di emergenza sanitaria (Raccomandazione 8 aprile 2020, n. 518), consapevole della circostanza che le moderne tecnologie e la digitalizzazione dei dati possono costituire uno strumento essenziale di informazione per il pubblico e di ausilio alle autorità pubbliche impegnate a contenere la diffusione del virus, nonché di scambio dei dati sanitari a livello unionale.

Postulando, a tal fine:

– un approccio paneuropeo per l’uso delle applicazioni mobili, coordinato, monitorato, consuntivato e condiviso dai servizi dell’Unione, per consentire ai cittadini di adottare misure di distanziamento sociale efficaci e più mirate e per scopi di allerta, prevenzione e tracciamento dei contatti al fine di contribuire a limitare la propagazione del virus;

– un piano comune per l’utilizzo dei dati, anonimi e aggregati, sulla mobilità delle persone, al fine di prevedere, ove possibile, l’evoluzione della malattia, monitorare l’efficacia delle misure di distanziamento sociale, divieto di spostamento, tracciamento dei soggetti in quarantena adottate e delineare una strategia coordinata per uscire dalla crisi attuale.

Ponendo la massima attenzione al delicato equilibrio tra i diritti della persona, la tutela della riservatezza dei dati e la finalità di interesse comune perseguita.

Al di là delle petizioni di principio, della consueta attesa delle azioni che devono (dovrebbero?) sempre seguire le parole, delle interpretazioni divergenti (come sono lontane le convergenze parallele!) adottate dai litigarelli partners unionali, si materializza la certezza che il rifugio nelle potenzialità della tecnologia sia un porto sicuro ove riparare il mondo che verrà, convinti che il futuro prossimo sarà ben diverso dal passato prossimo.

L’epidemia ha modificato la scansione e la gestione del tempo e dello spazio, nella vita privata, professionale, sociale, gli strumenti e i comportamenti fino ad oggi adottati non sono più in grado di rispond

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