A partire dal 1° novembre 2025 è entrata ufficialmente in vigore il nuovo assetto organizzativo delle Strutture Territoriali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), come annunciato nell’avviso del 28 ottobre 2025 dalla Direzione Organizzazione e Trasformazione Digitale.
La misura si inserisce nel più ampio progetto di trasformazione digitale e razionalizzazione amministrativa dell’Agenzia, che punta — nelle intenzioni — a migliorare efficienza, uniformità e coordinamento tra gli uffici.
Tuttavia, tra gli operatori economici e gli stessi funzionari doganali, prevale un certo scetticismo. Molti osservano che questa riorganizzazione rischia di tradursi più in un esercizio formale di ridefinizione di codici e strutture che in un reale miglioramento della macchina operativa.
A pochi giorni dall’entrata in vigore, infatti, gli uffici territoriali appaiono impreparati al cambiamento, e non è ancora chiaro come verranno ridistribuite le competenze o gestite le pratiche in corso tra uffici confluenti.
La riforma comporta la revisione di vari elementi tecnici e amministrativi, tra cui:
- Codici meccanografici,
- Codici ITU e Taxi,
- e un prospetto riepilogativo dei codici CICS e dei nuovi codici di confluenza (takeover).
ADM invita gli operatori a verificare le proprie decisioni doganali nel sistema Customs Decisions, controllare i luoghi approvati e aggiornare i propri sistemi gestionali secondo le nuove codifiche, già disponibili in ambiente di addestramento dal 4 agosto 2025.
Sebbene la riorganizzazione venga presentata come un passo verso una Dogana più moderna e digitale, la realtà operativa sembra raccontare altro.
Molti uffici non dispongono ancora di indicazioni chiare sulla nuova catena di competenze, mentre gli operatori economici si trovano a dover aggiornare in tempi strettissimi i propri sistemi, spesso senza riferimenti certi.
Il rischio concreto è quello di un periodo di disallineamento amministrativo, con possibili ritardi nella gestione delle pratiche, errori di indirizzamento e un aggravio di lavoro per gli uffici già sovraccarichi.
In teoria, il nuovo modello dovrebbe migliorare la coerenza organizzativa e favorire la transizione digitale dell’Agenzia. In pratica, però, la sensazione diffusa è che si tratti di una riforma calata dall’alto, che non semplifica il lavoro né degli uffici né degli operatori, e che rischia di creare più incertezza che efficienza nel breve periodo.
La mancanza di una chiara comunicazione sui criteri di redistribuzione delle competenze e l’assenza di un adeguato periodo di affiancamento operativo rendono la transizione complessa, soprattutto per le realtà più piccole o per le filiere con elevata frequenza di operazioni doganali.
Il 1° novembre segnerà formalmente l’avvio di un nuovo capitolo per le Dogane italiane, ma sul campo permangono interrogativi irrisolti: chi farà cosa, come verranno gestite le decisioni pendenti, e in che modo questa riorganizzazione migliorerà davvero l’efficienza del sistema.
In attesa di risposte concrete, gli operatori si preparano a una fase di inevitabile incertezza, in cui il rischio è che la burocrazia, ancora una volta, finisca per rallentare ciò che avrebbe dovuto semplificare.