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CBAM: a che punto siamo davvero? Il Ministero arriva ora, ma le imprese sono già (state) costrette ad agire

By 5 Ottobre 2025No Comments

Con la pubblicazione delle istruzioni ministeriali per la richiesta dello status di dichiarante autorizzato CBAM (DAC), l’Italia tenta finalmente di allinearsi alle previsioni del Regolamento UE 2023/956, che impone – senza margini interpretativi – che dal 1° gennaio 2026 le merci soggette al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere possano essere importate solo da soggetti autorizzati.

Peccato che siamo a ottobre 2025 e questo atto, pur utile, arrivi con mesi di ritardo rispetto al calendario operativo definito in sede europea.
Nel frattempo, le imprese – come spesso accade – non sono rimaste ad aspettare.

Da tempo ci siamo attivati, come consulenti, al fianco degli operatori per interpretare e applicare le disposizioni direttamente efficaci dei regolamenti europei, accompagnando le aziende nella raccolta dei dati CBAM, nella registrazione ai portali e nella predisposizione di tutta la documentazione richiesta.
Ora, ci ritroviamo a dover rincorrere nuove richieste documentali, formulate solo adesso dall’autorità nazionale, con allegati e modelli che avrebbero potuto (e dovuto) essere chiariti mesi fa.

Il paradosso è che quanto richiesto dalla circolare non è una sorpresa: è scritto nero su bianco all’articolo 5 del Regolamento UE 2023/956, e ulteriormente dettagliato nel Regolamento di esecuzione (UE) 2025/486. Nulla di nuovo, dunque. Solo che a livello nazionale nessuna istruzione formale era stata ancora diffusa, nonostante i termini fossero noti da tempo.

L’attività che oggi viene richiesta agli importatori riguarda l’invio telematico, tramite il Registro CBAM accessibile dal portale della Commissione, della domanda per diventare “dichiarante autorizzato”. A questa devono essere allegate numerose autodichiarazioni e certificazioni, tra cui:

  • l’assenza di sanzioni amministrative o penali,
  • il possesso dei requisiti fiscali, doganali e antimafia,
  • la dimostrazione di adeguata capacità finanziaria ed operativa,
  • la dichiarazione di eventuali autorizzazioni AEO,
  • e persino lettere di referenze bancarie.

Tutti elementi che, nel frattempo, le aziende stanno ora cercando di reperire e predisporre in tempi strettissimi, mentre i flussi commerciali non si fermano e le scadenze si avvicinano.

Ancora una volta, assistiamo a un classico schema a cui il nostro sistema sembra irrimediabilmente affezionato: l’Unione Europea legifera in modo chiaro, impone scadenze, crea strumenti digitali, e… le autorità nazionali rincorrono, pubblicano circolari all’ultimo momento, costringendo operatori e consulenti a fare il doppio del lavoro, in metà del tempo.

In questo contesto, il ruolo di chi – come noi – lavora sul campo, a stretto contatto con le imprese, si fa ancora più cruciale. Da mesi accompagniamo aziende, operatori logistici, rappresentanti doganali e gruppi multinazionali nel percorso CBAM, anticipando quanto oggi viene formalizzato. Abbiamo guidato l’adeguamento alle nuove regole europee, aiutato nella gestione dei rapporti con i fornitori extra-UE, supportato la raccolta delle informazioni sulle emissioni incorporate e predisposto strumenti pratici per la compliance.

E ora? Ora toccherà integrare la documentazione con queste nuove autocertificazioni imposte dalla circolare, aggiornare le pratiche, caricare nuovi allegati, formare nuovamente il personale. Lo faremo, come sempre. Ma è legittimo chiedersi: non si poteva agire prima?

Per fortuna, le imprese italiane – quando ben accompagnate – non si tirano indietro.
Noi siamo a fianco di chi ha scelto di non aspettare l’ultimo minuto, di chi vuole arrivare al 2026 con una posizione chiara, strutturata e conforme.

📩 Se anche la tua azienda ha bisogno di assistenza per la richiesta dello status di dichiarante autorizzato CBAM o per la gestione operativa del meccanismo, contattaci.
Siamo già al lavoro.

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