La Commissione Europea apre la consultazione pubblica per l’estensione del Meccanismo di Aggiustamento del Carbonio alle Frontiere: focus su downstream products, lotta all’elusione e modifica dei criteri per l’elettricità.
Dopo l’avvio ufficiale della fase transitoria del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) con il Regolamento (UE) 2023/956, la Commissione Europea si prepara a modificare e ampliare il perimetro del meccanismo. L’obiettivo: prevenire nuove forme di “carbon leakage” e rafforzare l’efficacia ambientale e competitiva del sistema.
Il 1° luglio 2025 è stato pubblicato un “Call for Evidence” per raccogliere osservazioni e contributi in vista della futura proposta legislativa, prevista per il quarto trimestre 2025. Al centro del dibattito: l’estensione del CBAM a beni trasformati (“downstream products”), misure anti-elusione aggiuntive, e nuove regole per l’elettricità.
Il CBAM è stato introdotto come strumento di politica climatica per evitare la delocalizzazione delle emissioni di CO₂ (“carbon leakage”), imponendo agli importatori di pagare un prezzo per il carbonio analogo a quello pagato dai produttori europei nel sistema ETS.
Attualmente il CBAM copre solo beni di base come:
- cemento,
- ferro e acciaio,
- alluminio,
- fertilizzanti,
- elettricità,
- idrogeno.
Tuttavia, la Commissione ha rilevato due nuove minacce:
- Il rischio che la delocalizzazione si sposti a valle nella catena del valore (carbon leakage downstream).
- Strategie elusive messe in atto da operatori extra-UE per aggirare il CBAM trasformando leggermente i prodotti base fuori dall’Unione.
Downstream carbon leakage: come funziona e perché è un problema
Il “downstream carbon leakage” si verifica quando un’impresa europea, costretta a pagare il CBAM sui beni base, decide di delocalizzare la produzione di beni trasformati (come componenti o prodotti finiti) in Paesi dove il carbonio non ha prezzo. Oppure, quando beni trasformati ad alta intensità di carbonio vengono importati in UE, sostituendo quelli europei più puliti.
Esempio: un tubo d’acciaio prodotto in UE con materie prime soggette a CBAM avrà un costo maggiore rispetto a un tubo analogo prodotto all’estero, dove non esiste carbon pricing. Questo disincentiva la produzione interna e indebolisce la coerenza ambientale del sistema.
L’estensione a valle mira dunque a chiudere questa falla, garantendo che anche i prodotti trasformati paghino un prezzo equivalente per le emissioni incorporate.
Lotta all’elusione: cosa cambia
La Commissione ha osservato che alcuni operatori extra-UE modificano i beni CBAM con operazioni minime (es. rifiniture, tagli, piccoli assemblaggi), abbastanza da farli uscire dalla classificazione originaria e non rientrare più nel perimetro del CBAM.
Per contrastare queste pratiche, sono in arrivo misure anti-elusione aggiuntive, tra cui:
- Obblighi di tracciabilità e trasparenza sulla composizione e sul processo produttivo;
- Estensione dell’art. 27 del CBAM con la possibilità di includere nuovi codici doganali “camuffati”;
- Verifica sulla giustificazione economica delle trasformazioni effettuate fuori dall’UE.
CBAM e settore elettrico: nuove regole in arrivo
Tra le attuali criticità del CBAM, il trattamento dell’elettricità rappresenta una delle più segnalate dagli stakeholder. Attualmente, le importazioni elettriche sono soggette a valori di default basati su una media fossile, che non riconosce gli sforzi di decarbonizzazione dei Paesi extra-UE.
La Commissione intende riformare questo aspetto introducendo modifiche a:
- Valori di default: sostituzione o integrazione con metodologie più precise;
- Power Purchase Agreements (PPA): maggiore chiarezza sull’ammissibilità degli accordi di fornitura diretta;
- Rete elettrica: semplificazioni nei criteri di congestione e nomination per consentire l’uso di dati reali;
- Incentivazione dell’elettricità verde: obiettivo di ridurre le barriere per l’importazione di energia decarbonizzata a favore dell’industria UE.
Impatti attesi
Secondo le prime analisi, gli impatti dell’estensione del CBAM saranno diversificati:
Ambientali
- Maggiore efficacia contro le emissioni globali;
- Pressione positiva sui Paesi terzi per adottare carbon pricing e tecnologie pulite.
Economici e sociali
- Aumento dei costi di importazione per alcuni prodotti trasformati;
- Impatto marginale sui prezzi finali, ma rafforzamento della competitività climatica dell’industria UE;
- Nuove entrate fiscali per l’Unione.
Amministrativi
- Maggiori oneri per importatori e autorità doganali;
- Necessità di rafforzare le competenze digitali e tecniche per la gestione dei dati sulle emissioni.
La nuova fase del CBAM rappresenta un’evoluzione necessaria per rafforzare la coerenza del Green Deal e garantire condizioni di concorrenza eque per le imprese europee. L’estensione ai prodotti a valle e le misure anti-elusione mirano a chiudere le scappatoie e a consolidare il CBAM come strumento cardine della politica climatica e commerciale dell’UE.
Le modifiche proposte vanno anche incontro alle richieste degli stakeholder più attenti alla sostenibilità, rafforzando il legame tra dogana, fiscalità ambientale e responsabilità globale.
La consultazione pubblica è aperta fino al 26 agosto 2025 e rappresenta un’occasione decisiva per le imprese e le associazioni di settore per esprimere la propria posizione su temi cruciali come:
- inclusione dei propri prodotti nella lista dei downstream goods,
- difficoltà tecniche nella dichiarazione delle emissioni,
- esigenze di semplificazione per l’elettricità importata.
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