Il 3 aprile 2025, l’ex Presidente Donald J. Trump ha firmato una nuova proclamazione presidenziale che modifica in modo significativo il quadro tariffario degli Stati Uniti per le importazioni di automobili e componenti automobilistici. La misura si fonda sul presupposto che la dipendenza statunitense dalle importazioni estere di veicoli e parti di ricambio costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale, compromettendo la resilienza industriale e la capacità di risposta del Paese in situazioni di crisi.
La nuova proclamazione mantiene in vigore un dazio del 25% sulle importazioni di automobili e di componenti automobilistici. Tuttavia, introduce un meccanismo compensativo per i produttori che assemblano veicoli sul suolo statunitense, al fine di incentivare la produzione interna e ridurre l’esposizione alle catene di approvvigionamento globali.
In sintesi, il meccanismo funziona così:
- Anno 1 (3 aprile 2025 – 30 aprile 2026): il produttore ottiene una riduzione tariffaria pari al 3,75% del prezzo MSRP della produzione nazionale.
- Anno 2 (1° maggio 2026 – 30 aprile 2027): la riduzione è pari al 2,5% del MSRP.
Cos’è il MSRP?
Il termine MSRP (Manufacturer’s Suggested Retail Price) indica il prezzo di listino consigliato dal produttore. Si tratta del valore suggerito al pubblico come riferimento per la vendita, e rappresenta la base per il calcolo delle compensazioni tariffarie previste dalla proclamazione. Non è un prezzo imposto, ma una stima standardizzata del valore commerciale del veicolo.
È importante chiarire che il dazio del 25% si applica normalmente al momento dell’importazione delle automobili e dei componenti da Paesi terzi. Ciò significa che il pagamento avviene subito, come previsto dalle regole doganali.
Tuttavia, il sistema introdotto dalla proclamazione prevede una compensazione ex post destinata ai produttori che assemblano veicoli negli Stati Uniti con una quota significativa di contenuto statunitense o conforme all’accordo USMCA. Questo meccanismo non annulla l’obbligo del pagamento iniziale, ma consente di ottenere un rimborso proporzionale al valore della produzione nazionale che soddisfa determinati requisiti.
In sintesi, chi importa semplicemente per rivendere paga il 25% senza riduzioni, mentre chi importa per produrre in loco può mitigare parzialmente il peso del dazio attraverso questa forma di incentivo.
Il sistema di riduzioni tariffarie è sottoposto a stretti vincoli documentali e a severe sanzioni per i produttori e importatori che dovessero dichiarare percentuali di contenuto domestico superiori al reale, tentando così di eludere l’imposta. Le autorità doganali avranno l’obbligo di verificare i dati forniti e applicare sanzioni in caso di violazioni.
La proclamazione presidenziale del 3 aprile 2025 si inserisce nel solco di una politica industriale volta a riequilibrare la bilancia commerciale, stimolare la reindustrializzazione degli Stati Uniti e tutelare la sicurezza nazionale attraverso strumenti doganali. L’intervento non elimina le importazioni, ma le rende meno convenienti rispetto alla produzione nazionale, premiando le imprese che investono negli USA.
Tuttavia, la logica alla base del provvedimento non è priva di gravi contraddizioni, soprattutto se si osserva il funzionamento reale delle catene del valore nel settore automobilistico. Ford, uno dei principali produttori americani, ha già dichiarato che molte componenti automobilistiche non sono materialmente reperibili sul mercato statunitense. In altri termini, le imprese non possono evitare l’importazione di una larga parte dei componenti, rendendo la tariffa del 25% un costo inevitabile.
La compensazione prevista (pari al 3,75% o 2,5% dell’MSRP) non è sufficiente a coprire l’onere tariffario aggiuntivo, soprattutto per chi opera in settori a margini già compressi. Il rischio concreto è che i costi vengano traslati sui prezzi finali a carico dei consumatori americani, innescando effetti inflattivi e disincentivando nuovi investimenti produttivi.
Inoltre, è importante segnalare che:
- i dazi sulle parti auto entreranno effettivamente in vigore il 3 maggio 2025,
- ma l’elenco dettagliato delle voci doganali (tariff codes) soggette alla tariffa del 25% non è ancora stato pubblicato ufficialmente, pur essendo atteso a breve.
In definitiva, l’approccio adottato appare più ideologico che realistico: si propone di incentivare la produzione interna senza garantire le condizioni materiali per realizzarla, penalizzando proprio le aziende americane che operano in un ecosistema globale altamente interconnesso. Le conseguenze di lungo periodo — in termini di investimenti, occupazione e inflazione — meritano pertanto un’attenta valutazione, sia dal punto di vista economico che strategico.
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