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Gli Stati Uniti aprono un nuovo fronte della guerra commerciale: arrivano i dazi Section 301 sul lavoro forzato

By 3 Agosto 2026No Comments

Quando si parla di Section 301, il pensiero corre inevitabilmente alla lunga guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Questa volta, però, il bersaglio è molto più ampio.

Con un provvedimento pubblicato dall’Office of the United States Trade Representative (USTR), gli Stati Uniti hanno concluso sessanta distinte indagini avviate ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974, stabilendo l’applicazione di nuovi dazi aggiuntivi nei confronti di sessanta economie mondiali, tra cui anche l’Unione europea. Le nuove misure si applicano alle merci immesse in consumo negli Stati Uniti a partire dal 24 luglio 2026, fatte salve le limitate disposizioni transitorie previste per le merci già in viaggio.

Il motivo? Secondo Washington molti Paesi non contrastano efficacemente il lavoro forzato.

La motivazione delle nuove misure è diversa rispetto alle tradizionali controversie commerciali.

Secondo l’USTR, numerosi partner commerciali non hanno introdotto oppure non applicano in maniera efficace un divieto di importazione delle merci ottenute, in tutto o in parte, mediante lavoro forzato.

Questa situazione viene qualificata come una pratica commerciale irragionevole che grava sul commercio degli Stati Uniti e giustifica quindi l’adozione di misure ai sensi della Section 301.

Su questa base vengono introdotti dazi aggiuntivi differenziati.

È prevista un’aliquota del 10% per i Paesi che hanno già introdotto un divieto di importazione di merci ottenute con lavoro forzato, che hanno assunto specifici impegni attraverso accordi commerciali oppure che hanno adottato regimi parziali ritenuti comunque idonei a limitare tali importazioni.

Per tutti gli altri Paesi oggetto dell’indagine viene invece applicata un’aliquota del 12,5%.

Per l’Unione europea, così come per Giappone, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, è stato previsto un meccanismo particolare: il dazio Section 301 si applica soltanto nella misura necessaria a portare il carico doganale complessivo al 10% (o al 12,5% nei casi previsti), tenendo conto del dazio MFN già applicabile al prodotto. Se il dazio MFN è già pari o superiore a tale soglia, il dazio aggiuntivo non trova applicazione.

Tra gli aspetti più sorprendenti del provvedimento vi è certamente l’inclusione dell’Unione europea tra le economie ritenute non sufficientemente efficaci nel contrasto alle importazioni di merci prodotte con lavoro forzato.

È una conclusione che lascia inevitabilmente spazio a qualche riflessione.

L’Unione europea ha infatti recentemente adottato una delle discipline più rigorose in materia di lavoro forzato, destinata a vietare l’immissione sul mercato europeo di prodotti realizzati mediante lavoro forzato, indipendentemente dal Paese di origine.

Nonostante ciò, gli Stati Uniti ritengono che il sistema europeo non sia ancora sufficientemente efficace da giustificare l’esclusione dalle misure Section 301.

È una valutazione che va ben oltre il piano tecnico e assume inevitabilmente una forte valenza politica.

Le misure hanno un ambito applicativo estremamente ampio.

L’elenco allegato al provvedimento interessa, in linea generale, i prodotti classificati nei capitoli da 1 a 97 del tariffario statunitense, con un articolato sistema di esclusioni dedicate a specifiche categorie merceologiche e a determinati prodotti ritenuti strategici per l’economia americana.

Restano inoltre esclusi, tra gli altri:

  • i prodotti già assoggettati ai dazi della Section 232;
  • alcune materie prime critiche;
  • i prodotti non reperibili sul mercato statunitense o presso fonti alternative;
  • le merci per le quali l’applicazione dei dazi potrebbe determinare significative distorsioni economiche interne.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno progressivamente trasformato gli strumenti di politica commerciale. I dazi non vengono più utilizzati esclusivamente per riequilibrare i rapporti economici o per contrastare pratiche concorrenziali ritenute scorrette.

Diventano sempre più spesso uno strumento attraverso il quale Washington valuta gli ordinamenti giuridici degli altri Stati e incentiva l’adozione di standard ritenuti coerenti con la propria politica commerciale.

Dopo la sicurezza nazionale, le tecnologie strategiche e le misure di reciprocità, oggi il commercio internazionale si intreccia anche con il tema del lavoro forzato.

Il risultato è una progressiva trasformazione del dazio da misura fiscale a vero e proprio strumento di politica industriale e geopolitica.

C’è un aspetto che merita di essere osservato con attenzione.

Da mesi assistiamo a una continua produzione di nuove misure commerciali da parte degli Stati Uniti: dazi reciproci, Section 232, Section 301, regole sull’origine, controlli rafforzati e nuove restrizioni.

Ogni provvedimento viene presentato come autonomo, ma nel loro insieme delineano una strategia ben precisa: utilizzare l’accesso al mercato statunitense come leva per orientare le scelte normative e commerciali dei partner.

Per le imprese europee questo significa una sola cosa.

Non sarà più sufficiente conoscere le regole doganali dell’Unione europea. Sarà necessario monitorare costantemente anche l’evoluzione della normativa commerciale statunitense, perché decisioni adottate a Washington sono ormai in grado di modificare, nel giro di poche ore, le condizioni di accesso al principale mercato mondiale.

Le nuove misure Section 301 possono incidere in modo significativo sul costo di accesso al mercato statunitense e sulla competitività delle imprese europee. Comprendere quali prodotti sono interessati, verificare l’eventuale applicabilità delle esclusioni e valutare gli effetti sulla propria supply chain diventa oggi un’attività essenziale.

C-Trade supporta le imprese nell’analisi dell’impatto delle misure tariffarie statunitensi, nella verifica della classificazione doganale, dell’origine delle merci e nella definizione delle strategie più efficaci per affrontare un contesto commerciale internazionale in continua evoluzione

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