L’8 maggio 2025, in occasione dell’80° anniversario della Vittoria nella Seconda guerra mondiale, il Presidente statunitense Donald J. Trump e il Primo Ministro britannico Keir Starmer hanno annunciato un’intesa bilaterale destinata — nelle intenzioni — a “inaugurare una nuova era di prosperità commerciale”. Tuttavia, la lettura comparata del comunicato ufficiale della Casa Bianca e di quello pubblicato dal governo britannico rivela divergenze significative tanto nella sostanza quanto nella retorica. Il primo celebra un trionfo dell’agenda “America First”, il secondo enfatizza la salvaguardia di posti di lavoro nel settore automobilistico e siderurgico. Nessuno dei due pubblica, ad oggi, il testo giuridico completo dell’accordo, elemento che rafforza l’impressione di un’intesa più politica che normativa.
Tariffe automobilistiche: una quota, non una riforma strutturale
Un punto centrale dell’intesa riguarda l’automotive. Il comunicato USA conferma l’introduzione di un contingente tariffario (tariff-rate quota) di 100.000 veicoli britannici all’anno, soggetti a un dazio ridotto del 10%. Le esportazioni eccedenti tale soglia saranno invece colpite dal dazio pieno del 25% secondo la Sezione 232 del Trade Expansion Act. Il Regno Unito celebra la misura come un sollievo per i costruttori britannici, ma la distribuzione interna del contingente (dominandone Jaguar Land Rover) suscita interrogativi su eventuali effetti distorsivi a discapito di produttori come Mini (BMW), McLaren o Rolls Royce. In ogni caso, la misura non elimina il dazio strutturale, ma lo sospende parzialmente su base quantitativa e annuale
Acciaio e alluminio: differenze nella narrativa
Il Regno Unito afferma di aver ottenuto l’eliminazione del dazio del 25% sui propri prodotti siderurgici. Gli Stati Uniti, invece, parlano solo dell’avvio di un negoziato per un accordo alternativo alla Sezione 232, riconoscendo gli sforzi britannici contro la sovracapacità globale. Questo scarto comunicativo indica che, al momento, i dazi non sono stati eliminati. Piuttosto, è stata aperta una finestra politica per discutere una possibile futura esenzione. Non è corretto, dunque, parlare di “liberalizzazione” effettiva del commercio di acciaio
Agricoltura: ambizioni statunitensi e cautele britanniche
La Casa Bianca rivendica come un successo l’apertura del mercato britannico a prodotti agricoli americani, in particolare etanolo e carne bovina, per un valore stimato di oltre 950 milioni di dollari. L’UK press release conferma la concessione di una quota di 13.000 tonnellate di manzo e l’eliminazione del dazio sull’etanolo statunitense, attualmente compreso tra 8,5 e 16 GBP per ettolitro. Tuttavia, questa apertura è unilaterale da parte britannica e potrebbe violare il principio WTO della “nazione più favorita”, a meno di una copertura giuridica che — ad oggi — non risulta pubblicata. Anche in questo caso, Londra pone l’accento sulla salvaguardia degli standard alimentari, segnalando l’assenza di compromessi sanitari, mentre Washington parla di rimozione di “barriere non tariffarie ingiuste”.
Appalti pubblici, dogana, aerospazio e farmaceutica: asimmetrie informative
Gli Stati Uniti affermano che l’accordo “chiude scappatoie” nell’accesso degli appalti pubblici britannici da parte di imprese americane. Il governo britannico, però, non fa menzione di questa apertura. Lo stesso vale per altri settori come l’aerospazio, dove Washington annuncia “accesso preferenziale a componenti UK”, e la farmaceutica, per cui si parla di creazione di supply chains sicure. Anche qui, il governo britannico si limita a dichiarazioni più vaghe, sottolineando — in modo unilaterale — che in caso di futuri dazi USA sui farmaci, il Regno Unito godrà di “trattamento preferenziale”. Questo aspetto non è confermato nel comunicato americano.
Digital trade e dogana: visioni incomplete
Londra annuncia lo sviluppo di un futuro accordo sul commercio digitale, destinato a “ridurre la burocrazia e aprire il mercato americano alle imprese britanniche”. La Casa Bianca non menziona alcuna componente digitale dell’intesa. Sul fronte doganale, il comunicato USA promette “procedure doganali semplificate” per le esportazioni americane, ma mancano dettagli operativi.
Il dazio del 10%: ancora in vigore
Il 2 aprile 2025, il Presidente Trump ha annunciato l’imposizione di un dazio generale del 10% su tutte le importazioni per “proteggere la sicurezza nazionale e riequilibrare la bilancia commerciale americana” (Liberation Day Tariff). Questo dazio è confermato come “in vigore” nel comunicato della Casa Bianca. Il governo britannico non ne parla affatto, segno forse del mancato successo nel tentativo di ottenere la sua rimozione.
Valutazione complessiva: più show che sostanza
L’accordo USA–UK del maggio 2025, pur annunciato con toni trionfali, si configura come una intesa parziale, selettiva e fortemente sbilanciata in favore degli Stati Uniti:
- Nessuna eliminazione strutturale delle tariffe chiave.
- Contingenti tariffari con effetto limitato e incerto.
- Aperture britanniche unilaterali (etanolo, appalti, forse beef).
- Nessun vero progresso multilaterale o normativa pubblica completa.
- Comunicati ufficiali discordanti su diversi punti chiave.
Siamo quindi di fronte a una manovra comunicativa bilaterale, utile internamente per entrambi i governi, ma che non può essere considerata un trattato di libero scambio in senso WTO. Piuttosto, si tratta di un mosaico di concessioni reciproche, molte delle quali ancora in fase di negoziazione, senza effetti certi né un quadro vincolante.