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L’illusione dell’accordo: cosa emerge davvero dalle dichiarazioni USA UE del 21 agosto 2025

By 21 Agosto 2025No Comments

Il 21 agosto 2025 Stati Uniti e Unione europea hanno diffuso due dichiarazioni parallele su un presunto “Framework on an Agreement on Reciprocal, Fair, and Balanced Trade”. Un documento atteso con curiosità, anche perché preannunciato in modo spettacolare, tra conferenze stampa improvvisate nei campi da golf scozzesi alla fine di luglio. Ma cosa resta, davvero, al di là dei titoli e della retorica? Ho provveduto a comparare le due dichiarazioni e….

Un linguaggio cauto e poco vincolante

Il primo elemento che salta agli occhi è la scelta delle parole. Nel testo non compare mai il verbo “dovere”: nessun “must” o “shall” vincolante, ma un susseguirsi di formule attenuate come intends to, commits to work to, will consider. Si tratta insomma di un documento di indirizzo politico, non di un accordo operativo o giuridicamente vincolante. Una cornice, più che un contenitore.

Lato europeo: aperture importanti, ma solo dichiarate

L’UE annuncia l’intenzione di eliminare i dazi su tutti i beni industriali americani e di offrire accesso preferenziale a una lunga lista di prodotti agroalimentari statunitensi. In prima fila aragosta e crostacei, con l’estensione dell’intesa del 2020, questa volta anche ai prodotti trasformati. Sul piano commerciale, per gli esportatori USA queste prospettive appaiono interessanti, ma è bene ricordare che tutto dipenderà da una futura proposta legislativa europea. Nulla, quindi, è ancora effettivo.

Lato americano: un minimo garantito del 15%

Sul fronte opposto, gli Stati Uniti non aprono le porte ai beni europei. Al contrario, fissano un “pavimento” tariffario: per i prodotti UE verrà applicata l’aliquota più alta tra l’MFN e il 15%. Con qualche eccezione — sughero, aeromobili e parti, farmaci generici e alcuni ingredienti chimici — dal 1° settembre 2025 questi beni saranno soggetti solo al dazio MFN. Tutto il resto rischia di incontrare tariffe più pesanti, non più leggere. Anche il delicato tema delle auto e dei pezzi di ricambio resta sospeso: le riduzioni dei dazi USA scatteranno soltanto nel momento in cui l’UE presenterà formalmente una proposta per ridurre i propri dazi industriali. Un meccanismo condizionato, non un beneficio immediato.

Grandi numeri e promesse politiche

Le cifre roboanti che accompagnano le dichiarazioni — 750 miliardi di dollari di acquisti energetici, oltre 40 miliardi di semiconduttori, 600 miliardi di investimenti — non corrispondono a un piano concreto dell’UE affidato a Washington. Si tratta di valori “attesi”, frutto di proiezioni o intenzioni delle imprese. Nessun “piatto” da 600 miliardi affidato al presidente Trump perché decida dove e quando investirli, come invece si poteva intuire da alcune letture frettolose. E soprattutto, nessuna clausola di partecipazione agli utili sul modello 90-10 sperimentato in Giappone.

I grandi assenti: vino, alcolici e… certezze

Per gli esportatori europei, soprattutto nel settore agroalimentare, le note dolenti non mancano. Non vi è alcun riferimento a un trattamento tariffario privilegiato per il vino e gli alcolici dell’UE, che restano dunque in balia delle regole generali. Né ci sono certezze immediate su acciaio, alluminio o altri dossier caldi: al massimo si parla di “considerare” possibili cooperazioni future.

Conclusione: un quadro, non un accordo

Il documento del 21 agosto non rappresenta una svolta nelle relazioni commerciali transatlantiche, quanto piuttosto un’agenda politica con impegni di massima. Una cornice che richiede ancora molti tasselli legislativi e regolamentari prima di tradursi in effetti concreti.

Le imprese europee non devono farsi illusioni: i dazi USA non vengono eliminati, e per molte merci si introduce addirittura un livello minimo del 15%. Per contro, l’UE apre la strada a concessioni rilevanti a favore dei prodotti statunitensi, senza contropartite di pari peso. Il linguaggio debole e la mancanza di dettagli operativi rafforzano l’idea che siamo ancora alla fase degli annunci. In altre parole: la partita vera, quella delle misure concrete, deve ancora cominciare

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