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Iva e spedizioniere si pronuncia la corte di giustizia

By 6 Giugno 2022Giugno 13th, 2022No Comments

La Corte di Giustizia Ue con la sentenza relativa alla causa C-714/20, ha finalmente chiarito che per quanto riguarda il pagamento dell’IVA all’importazione, lo spedizioniere seppur rappresentante doganale indiretto non è responsabile solidamente o con l’importatore, sulla sola base dell’articolo 77, paragrafo 3, del codice doganale.

Come noto e per prassi lunga decenni, agli spedizionieri doganali che agiscono in rappresentanza indiretta, l’Ufficio delle Dogane, in caso di revisione dell’accertamento, ha sempre richiesto il pagamento dei diritti doganali (dazio e iva) in responsabilità solidale con l’importatore.

Secondo l’Agenzia, la nascita dell’obbligazione tributaria dell’IVA è al pari di quella del dazio ed avviene al momento dell’importazione della merce, pertanto, i soggetti obbligati al relativo versamento risulterebbero coloro che presentano le merci in dogana, ossia solidalmente l’importatore e il suo rappresentante doganale indiretto. Nel corso degli anni tale posizione si è posta in contrasto non solo con numerose sentenze della Cassazione, per la quale “l’autore della dichiarazione doganale non risponde del mancato versamento dell’imposta” (Cass. nn. 23674/2019 e 29195/2019) ma altresì con precedenti pronunce dei giudici europei, i quali hanno ripetutamente affermato che “i dazi all’importazione non includono l’Iva da riscuotere per l’importazione dei beni” (Corte di Giustizia, 2 giugno 2016, C-226-228/14, Eurogate; Corte di Giustizia, 29 luglio 2010, C-248/09, Pakora Pluss). È della stessa opinione anche l’Agenzia delle Entrate, che con le recenti risposte ad interpello n. 4 del 13/1/2020 e n. 644 del 1/10/2021, aveva chiarito che l’unico debitore dell’IVA all’importazione è sempre e soltanto l’effettivo proprietario della merce, ossia l’importatore.

La causa in esame traeva origine da due avvisi di accertamento notificati dall’Agenzia delle Dogane italiana non soltanto agli importatori, ma anche allo spedizioniere che aveva operato in veste di rappresentante indiretto. L’Agenzia delle dogane aveva, infatti, ritenuto che le dichiarazioni di intento allegate a tali dichiarazioni di importazione non fossero attendibili, in quanto fondate sull’erronea affermazione secondo cui dette società importatrici erano esportatori abituali. In sostanza queste ultime non avevano effettuato operazioni utili alla costituzione del plafond IVA e, dunque, le operazioni di importazione verificate non erano esenti da IVA, ma i giudici hanno seguito o precedenti filoni facendo venire meno l’obbligo dello spedizioniere in merito all’iva all’importazione.

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