Dogana

Riforma del Tuld: dichiarazione infedele

By 20 Aprile 2024Maggio 9th, 2024No Comments

Che su questo schema di riforma del Tuld ci siano elementi pericolosi l’ho già detto in diverse occasioni, che molti se ne stiano piano, piano rendendo conto è, perlomeno, consolante.

Il capitolo più delicato di tutta la riforma è sicuramente quello relativo alle sanzioni. Su questo piano infatti, se le pene diventano proporzionali si evidenzia la necessità di rivedere il rapporto tra sanzioni penali e amministrative, dove queste entrano in gioco quasi in casi eccezionali ed al verificarsi di determinate condizioni.

Il nocciolo della questione è il reato di contrabbando.

In questa riforma colui che dichiari gli elementi indispensabili della dichiarazione doganale (qualità, origine, quantità e valore) in modo difforme dall’accertato è punito con una multa dal 100 al 200 per cento dei diritti di confine dovuti.

La multa, essendo una condanna di tipo penale, desume il compimento del reato che lascia una traccia sulla fedina penale del reo.

Il reato doganale in questione è il reato di contrabbando per infedele dichiarazione.

Quindi un errore di valore o un errore di classificazione che porta ad una modifica della liquidazione dei diritti non esclude la configurazione del reato di contrabbando.

E meno male che questa riforma doveva adeguarsi ai dettami unionali dell’art. 42 del CDU che prevede il rispetto dei principi di effettività, proporzionalità e dissuasività.

In questo caso la proporzionalità è assolutamente lontana, e la soglia economica (10.000 euro) posta come limite applicativo tra sanzioni amministrative e sanzioni penali è facilmente superabile, avendo aggiunto chiaramente l’Iva come diritto di confine la rideterminazione dei diritti, in base al valore merce, porta quasi certamente ad uno sforamento del tetto massimo “garantito”.

Quindi, a seguito di una contestazione di una voce doganale, magari a seguito di un regolamento di classifica, oppure una contestazione dei diritti di licenza, o di una dazio antidumping, porteranno, senza dubbio, alla comunicazione della notizia di reato.

Disegno questo che ha cancellato con un colpo di spugna la recente sentenza della corte di Cassazione n. 24788/2024 che aveva sancito che l’IVA all’importazione non deve essere calcolata all’interno delle soglie sanzionatorie, non rappresentando appunto un diritto di confine.

E, se l’operatore economico a cui viene fatta la contestazione è autorizzato AEO il reato di infedele dichiarazione quali conseguenze porta all’autorizzazione ed alla compliance?

E, se la dichiarazione doganale è dichiarata in rappresentanza indiretta la comunicazione di reato in capo a chi avviene?

E, se l’intento del codice unionale è quello di uniformare l’applicazione del diritto doganale non è forse questa riforma, seppur in parte, un chiaro esempio di allontanamento di una visione generale dove un errore di classifica doganale in Italia può costare un reato ed in altri Stati Membri, una sanzione pecuniaria?

Sono queste le risposte che dobbiamo cercare nell’interesse del nostro Paese e delle nostre aziende altrimenti assisteremo ad una lente e dolorosa sconfitta come sistema nazionale.

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