Dogana

Stati Generali ADM 2025

By 25 Maggio 2025No Comments

Il 21 e 22 maggio, Roma ha ospitato gli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Un nome che suona solenne, evocando scenari rivoluzionari, riforme di sistema, dialoghi accesi tra amministrazione e mondo produttivo.
Almeno in teoria.

Nella pratica, l’impressione è stata quella di assistere all’ennesima messa in scena istituzionale. Una bella confezione – elegante e formale – che però contiene sempre gli stessi ingredienti. Perché a parlare, anche quest’anno, sono stati più o meno gli stessi. Insomma, un déjà-vu dell’edizione precedente, con qualche lieve variazione sul tema.
Qualcuno dirà “meglio l’usato sicuro”, ma forse sarebbe ora di cambiare disco. E anche platea.

Il tema di quest’anno era ambizioso: “Verso una dogana moderna: trasparenza, innovazione tecnologica e compliance.”
Tre parole chiave, tre tavole rotonde, un solo moderatore a gestire il flusso. E un pubblico folto relegato al ruolo di spettatore silenzioso. Nessuna possibilità di intervenire, nessun confronto diretto con l’amministrazione. Il famoso “forum di ascolto” è rimasto, ancora una volta, sulla carta.

Qualche spunto interessante c’è stato, certo. Forse due, su tre panel. Ma anche proposte che hanno lasciato perplessi. Per il resto, tanto show e pubblic relations. E spesso, alle domande del moderatore, le risposte sembravano arrivare da un altro pianeta.

Eppure i temi veri – quelli che toccano le imprese ogni giorno – c’erano. E avrebbero meritato ben altro spazio.
Trasparenza, per cominciare. Non può restare uno slogan. È chiarezza operativa, accessibilità alle informazioni, uniformità nell’applicazione delle regole. Oggi, invece, la prassi doganale è spesso opaca, disomogenea, e lascia spazio all’interpretazione soggettiva.
Essere trasparenti non è una prerogativa riservata all’AEO, è un dovere dell’intero sistema. E se la dogana per prima non garantisce regole comprensibili e strumenti consultabili, come può pretendere trasparenza dagli operatori?

Durante il talk, si è accennato al tema dell’accertamento con adesione e all’utilità di una vera valutazione delle memorie presentate dagli operatori per evitare il contenzioso. Un buon punto, senz’altro. Ma sarebbe servito un po’ più di coraggio per affrontare davvero questi (e altri) nodi critici.

Innovazione tecnologica: grande protagonista annunciata, ma poco sviluppata nei contenuti. I tracciati digitali offrono visibilità tra dichiarante e amministrazione, ma non restituiscono la stessa trasparenza all’azienda. Che resta in attesa, tra notifiche generiche e silenzi operativi.
L’innovazione dovrebbe ridurre i tempi, migliorare la comunicazione, rendere i processi più fluidi. Invece, se mal progettata, rischia di aggiungere un ulteriore livello di complessità.
Nel panel, si sono sentite tante cose – per lo più già dette – ma nessuno spunto davvero nuovo.

Compliance, infine. Un altro concetto chiave, spesso banalizzato. Non è solo formazione, per quanto utile. E non si esaurisce nell’AEO, né nel semplice adattare l’audit alle dimensioni aziendali.
La vera compliance doganale è un approccio complessivo, un’organizzazione solida capace di prevenire errori, gestire rischi, adattarsi ai cambiamenti normativi.
Vuol dire dotarsi di strumenti di audit, integrare la dogana nella strategia aziendale, sapere come e dove muoversi.
Non è una medaglia da esibire ma una forma mentis, un modo di vivere e gestire il commercio internazionale.
E per funzionare, ha bisogno di risposte chiare, strumenti concreti e interlocutori accessibili.

E a proposito di risposte, restano – ancora una volta – le domande sospese:
– Quando entrerà davvero in funzione lo sdoganamento centralizzato?
– A che punto è l’iscrizione nel registro del dichiarante?
– Perché un audit AEO a Milano è diverso da uno a Napoli?
– Perché non esiste una figura di riferimento – a livello centrale o regionale – in grado di dare chiarimenti univoci e vincolanti?

Le imprese non chiedono eventi patinati, né tavole rotonde decorative. Chiedono chiarezza, velocità ed efficacia. Chiedono una partnership vera con l’amministrazione. Un sistema che valorizzi la compliance attraverso semplificazioni, riduzione dei controlli non giustificati, accesso diretto al dialogo istituzionale.

Nel 1789, gli Stati Generali aprirono la strada alla Rivoluzione Francese.
Nel 2025, sembrano più una passerella. Organizzata, certo. Ma priva di vera partecipazione. Nessuna scossa, nessuna interazione autentica.

Eppure, mai come oggi, ci sarebbe bisogno di una riflessione seria sul futuro della dogana.
Una riflessione che parta non dalle rappresentanze di sempre, ma dal tessuto vivo delle imprese. Che ascolti davvero. Che metta in discussione, che dialoghi, che apra varchi.

Perché modernità, innovazione e trasparenza non si proclamano. Si costruiscono. Insieme.

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