Dal 1° giugno 2025, potrebbero entrare in vigore dazi del 50% su alcune merci europee, annunciati come “ritorsione” da Donald Trump sul suo social Truth.
Non si tratta di una guerra commerciale dichiarata, ma dell’ennesimo capitolo di una narrazione tossica: quella secondo cui l’Unione Europea esisterebbe solo per approfittarsi degli Stati Uniti.
«L’UE è stata creata con lo scopo di trarre vantaggio dagli USA», ha affermato Trump, denunciando “barriere ingiuste, imposte IVA, sanzioni aziendali ridicole” e un presunto “deficit di 250 miliardi di dollari l’anno”.
Una dichiarazione che, se non avesse ripercussioni concrete, sembrerebbe un esercizio di fiction storica.
La verità è che l’Unione Europea nasce con i Trattati di Roma del 1957, su fondamenta di pace e cooperazione, con il pieno sostegno americano: dal Piano Marshall alla NATO, gli Stati Uniti furono parte attiva nella ricostruzione di un’Europa unita.
Trump non crede nella cooperazione tra popoli. Ammira chi concentra potere e ricchezza senza limiti. Non costruisce alleanze: le compra. Baratta favori, impone fedeltà.
Dice di rappresentare “il popolo”, ma si circonda di miliardari. Attacca le istituzioni, non per riformarle, ma per annullarle.
Sembra anti-élite, ma agisce da oligarchico.
E intanto normalizza la corruzione come lealtà, la menzogna come metodo e il potere come merce di scambio.
Aveva promesso di porre fine alla guerra in Ucraina “in 24 ore”. Sei mesi dopo il suo insediamento, il conflitto continua, con attacchi russi sempre più violenti.
Aveva annunciato un accordo con il Regno Unito: mai siglato.
Un dialogo con il Giappone? Mai davvero cominciato.
E oggi, in un momento in cui l’Europa cerca di compattarsi, viene pubblicamente attaccata dal suo (ex?) alleato storico.
L’Europa deve reagire, con voce unica
Sì, è vero: i 27 Stati membri spesso faticano a parlare all’unisono. Ma questo non deve diventare una scusa per subire.
Non possiamo accettare che l’equilibrio internazionale venga stravolto da chi confonde le regole con barriere e la cooperazione con debolezza.
L’Europa non è perfetta. Ma non è mai stata un ostacolo alla pace globale. E non può — e non deve — piegarsi a chi trasforma il commercio in arma ideologica.
Il mondo ha bisogno di regole condivise, non diktat unilaterali.
E soprattutto ha bisogno di memoria: perché chi non ricorda il passato, finisce per subirlo di nuovo.